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Sciocchezze, vacanze e pulizia etnica (”Così stanno le cose” – 6°)


vacanze

Sciocchezze e vacanze

Mentre sui giornali litighiamo su sciocchezze e ci trastulliamo spensierati in vacanza, in Africa, succede questo: da un anno gli abitanti di Haut-Uélè, distretto del nord-est del Congo, cercano di sopravvivere ad una grave crisi umanitaria. La violenza, a più riprese, li attacca, li uccide, li annienta. C’è in atto un conflitto – lo so che è difficile venirne a conoscenza attraverso i nostri mass media – tra le forze congolesi e i ribelli ugandesi appartenenti al LRA (Lord’s Resistance Army). Tantissimi i morti, e finora sono 250 mila gli sfollati. La gente scappa nella foresta dove, però, non riesce a procurarsi il cibo necessario alla sopravvivenza e non ha alcuna assistenza medica. Neppure le organizzazioni umanitarie riescono a raggiungerli per portare aiuto. Neppure nei centri medici è possibile ricevere cure perché molti sono stati chiusi per mancanza di sicurezza. Gruppi di persone armate scorazzano da villaggio in villaggio e sferrano feroci attacchi alla popolazione civile, senza fare alcuna discriminazione di sesso o di età. Uomini, donne, bambini e vecchi: tutti nel tritacarne.

pulizia etnica
pulizia etnica

Di seguito, grazie a MSF, una testimonianza: “Non avevamo più scorte di cibo e la situazione stava diventando difficile. Per questo motivo, mercoledì 12 agosto abbiamo deciso di ritornare nel nostro villaggio per prendere un po’ di cibo. Quando siamo arrivati, cinque uomini armati ci hanno preso all’improvviso. Avevano con loro tre ostaggi, compresa una donna che traduceva quello che dicevano. Ci hanno legati e ci hanno portati nella foresta. Il giorno seguente, hanno portato la mia figlia piccola al villaggio perché volevano recuperare una gallina e delle arachidi. Sono ritornati senza di lei, avevano riportato solamente la corda con cui l’avevano legata. Era morta. Ci hanno detto che non volevano ucciderci, ma dovevamo tornare con loro al villaggio; una volta arrivati avrebbero preso il nostro cibo e ci avrebbero picchiati. E questo è quello che hanno fatto: ci hanno colpito alle gambe, alle ginocchia e poi sono scappati nella foresta, lasciandoci là. Abbiamo passato la notte sdraiati a terra. Lunedì mattina ho deciso che dovevo fare qualcosa e sono riuscito a trascinarmi fino al villaggio vicino, Yamba, a circa 2 km. Gli abitanti sono andati a chiedere aiuto a Bangadi. Io e mia moglie siamo stati trasportati in bicicletta, è stato davvero doloroso. Mio fratello è stato trasportato su una barella perché non riusciva a stare sulla bicicletta”.

  1. giugno 5, 2010 alle 9:22 pm | #1

    come mai non si parla di queste cose nel nostro telegiornale? e sopratutto perchè non esiste un qualcosa di politico a livello mondiale che possa intervenire con diplomazia e trattare con i capi questi popoli per evitare queste carneficine che ci inducono a pensare all’uomo dimenticato e represso e sfortunato nato in quelle terre senza difesa da parte dei popoli della terra senza dignità di essere umano intelligente che deve vivere una vita degna di essere vissuta nella libertà e nel rispetto dei fratelli ???’ p o l i t i c i intervenite ad aiutare i popoli in difficoltà con aiuti concreti sia materiali che di diplomazia per avere un mondo più giusto e vivibile per qualsiasi uomo.

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