“Gibe III”: questa diga non s’ha da fare, né domani, né mai
Si chiama “Gibe III” la nuova diga che il governo centrale dell’Etiopia ha in progetto di costruire. I lavori di realizzazione sono stati affidati alla Salini Costruttori, società italiana. Il luogo prescelto e’ la valle dell’Omo, vicino il confine con il Sudan. La diga servirà per rifornire di energia elettrica l’area circostante e per raccogliere acqua in un enorme bacino utile ad irrigare le terre vicine. A prima vista, sembrerebbe una buona notizia. Ma non lo e’ affatto. Ecco il perché. Uno: le zone che beneficeranno dell’acqua accumulata sono già state destinate (vendute) a compagnie multinazionali (non etiopiche) per coltivazioni di massa, compresi gli idrocarburi. Due: la Salini Costruttori e’ artefice anche di un’altro impianto idroelettrico, la “Gilgel Gibe”, parzialmente crollato un mese fa, pochi giorni dopo l’inaugurazione, ora inutilizzabile. Non mi fiderei poi così tanto. Tre: chi conosce bene quella parte di savana etiopica (che ho visto da vicino e, con l’aridità, credetemi, non si scherza affatto) sa benissimo che realizzare questa diga significa squilibrare un ambiente già ecologicamente molto fragile, alterando per sempre i tempi della natura, in una zona dove le economie di sussistenza sono molto legate al fiume Omo e alla ciclicità delle sue esondazioni. Chi conosce bene (paradossalmente, non di certo il governo etiopico) quel tipo di economie, sa benissimo che la sussistenza alimentare di mezzo milione di persone che vive in quelle zone, dipende dal fatto che le varie tecniche di sostentamento dell’alimentazione si avvicendano e si completano con l’avvicendarsi delle condizioni climatiche: dalle coltivazioni di sorgo, mais, fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive dell’Omo; dalla pesca, alla pastorizia praticata nelle savane, ai pascoli generati dalle esondazioni dello stesso fiume. Cosa direbbero i capi tribù? Mai interpellati… Cosa caccerebbero i Kwegu se gli animali, non potendo abbeverarsi, moriranno? Cosa direbbero? Quale sarebbe la loro idea? Da quale parte si schiererebbero? Mai interpellati! Ecco, io mi domando questo. E solo la distanza e l’impossibilità di raggiungerli per intervistarli, mi fa desistere, ahimè. Ma la loro opinione sarebbe la prima da ascoltare e rispettare. La mobilitazione contro questa diga e’ internazionale. Gli unici che sono intenzionati, a testa bassa, a proseguire il progetto “Gibe III” sono il governo Etiopico e, di conseguenza, la Salini Costruttori: strano, molto strano ma, più che clamorosamente, ovvio. Questa diga non s’ha da fare, né domani, né mai.
riporto il comunicato stampa di oggi:
COMUNICATO STAMPA Roma, 30 marzo 2010
GIBE3 : I DATI DI SURVIVAL SONO EVIDENTEMENTE SBAGLIATI
Alcune organizzazioni non governative hanno sollevato critiche e preoccupazioni sul progetto di Gibe 3, pur non disponendo di informazioni adeguate né di adeguate competenze per valutarle. In alcune occasioni, questo ha dato luogo a un flusso di notizie, valutazioni e iniziative improprie.
Salini Costruttori avverte la necessità di fare chiarezza su un progetto che riguarda il futuro energetico, economico e sociale di decine di milioni di persone in Etiopia e nell’intera regione.
Il progetto Gibe III è composto da una importante diga situata in cascata al Gilgel Gibe I e II, alta 240 metri, che genera un lago di circa 150 km di lunghezza.
L’invaso prodotto dalla diga ha un volume di circa 14 miliardi di metri cubi e non 216 miliardi di metri cubi come erroneamente calcolato e allarmisticamente annunciato. Infatti, semplificando, il volume di un invaso vallivo è simile a un tronco di piramide e non ad un parallelepipedo come viene invece erroneamente trattato. Il volume non è quindi pari alla superficie del lago per la altezza della diga, dovendosi considerare nel calcolo le pendenze delle rive e del fiume.
Inoltre l’invaso si situa in una valle molto stretta, al di sotto della quota salubre per la presenza umana, e pertanto non ci sono abitazioni da rimuovere nell’ ambito del bacino.
In particolare, questo volume d’acqua viene accumulato con un prelievo nei periodi di massima piena, ma una volta realizzato l’accumulo il fiume non subisce più riduzioni della portata media: dalla centrale elettrica uscirà esattamente tanta acqua quanta ne entra.
Il riempimento del bacino verrà modulato in un minimo di tre stagioni, impattando con una riduzione del livello del lago Turkana inferiore a 50 cm l’ anno, per tre anni, totalmente trascurabile per un lago le cui oscillazioni stagionali annuali sono nell’ ordine di un metro, e quelle negli ultimi anni, per effetto della variabilità della piovosità, di svariati metri, senza alcun intervento umano.
Siamo quindi ben lontani dai cinque o addirittura dodici metri di perdita di livello strumentalmente agitati.
Assieme all’errore nel calcolo del volume dell’invaso, cadono, ovviamente, tutte le ripercussioni drammatiche paventate come diretta catastrofica conseguenza della riduzione del livello del lago:
• il progetto non genererà siccità; la diga non blocca indefinitamente l’acqua del fiume, ma semplicemente ne ridistribuisce le portate lungo il corso dell’ anno;
• la salinità del lago Turkana non subirà alcuna variazione; e quindi la sua “potabilità” e di conseguenza la ricca biodiversità acquatica rimarranno esattamente come prima;
• non subendo variazioni la salinità del lago Turkana, non ci sarà la distruzione delle attività connesse alla pesca locale, né i paventati impatti sull’ industria della pesca, e quindi non si modificherà in alcun modo negativo la vita degli Etiopi e dei Kenioti che vivono di questa realtà;
• non diminuendo il livello del lago Turkana gli eventuali conflitti intertribali non saranno di certo aggravati dalla costruzione della diga, quanto piuttosto dall’attuale situazione di povertà di quelle popolazioni, come dimostra il fatto che le varie etnie locali si combattono periodicamente da secoli, anche in assenza della diga;
• le aree umide non subiranno particolari effetti, anche perché la creazione delle piene artificiali consente di riprodurre gli effetti di quelle naturali, evitandone, peraltro, le catastrofi attuali e le conseguenti perdite di vite umane;
• l’agricoltura potrà contare su una quantità di acqua con portata costante tutto l’anno, consentendo quindi più raccolti e l’impiego di tecniche agricole più moderne, mettendo le popolazioni in condizione di diventare autosufficienti sotto il profilo alimentare.
Al contrario, la presenza della diga comporterà una serie di conseguenze positive dirette ed immediate per le popolazioni locali:
• la regolazione delle portate del fiume e la laminazione delle piene eviteranno gli stermini di persone avvenuti nel passato (l’ultimo dei quali, nel 2006, ha causato centinaia di vittime e la perdita di migliaia di capi di bestiame).
• nei periodi di magra, causati da anni consecutivi di bassa piovosità, la presenza dell’invaso di monte mitigherà la riduzione del livello dell’acqua sia per riduzione dell’evaporazione che per restituzione di parte del volume accumulato nell’invaso, con un effetto stabilizzante opposto a quanto paventato dalle organizzazioni contrarie alla diga. In altre parola la diga stabilizzerà il livello del lago nelle stagioni in cui la siccità tenderebbe ad abbatterlo drasticamente;
• la ridistribuzione delle portate lungo tutto l’arco dell’anno consentirà, inoltre, di fare agricoltura irrigua anche nella stagione secca, con l’evidente accrescimento della capacità di auto-sostentamento delle popolazioni locali, oggi dipendenti per il 60% della loro alimentazione non dagli antiquati sistemi di agricoltura locale, ma da aiuti esterni;
• la disponibilità di energia elettrica consentirà più facile accesso ad acqua potabile e migliori condizioni sanitarie, oltre allo sviluppo della microindustria locale basata su pesca, allevamento ed agricoltura, e l’evidente innalzamento della qualità e dell’attesa di vita media delle popolazioni, oggi tra le più basse al mondo;
• infine, nonostante il progetto produca essenzialmente impatti positivi e consenta alle popolazioni a valle di accedere ad uno sviluppo sostenibile, si è voluto dotare l’impianto di quanto necessario a consentire che tale sviluppo possa avvenire in modo graduale. Poiché parte delle popolazioni pratica l’agricoltura di recesso, nonostante la scarsissima produttività, si è dotata la diga di scarichi dimensionati in modo tale da consentire la riproduzione controllata delle piene per il periodo necessario a riprodurre gli effetti delle piene naturali, limitando le portate a quanto utile per l’agricoltura ed evitandone i picchi distruttivi del passato. In questo modo si può consentire alle popolazioni locali un periodo transitorio lungo quanto si riterrà opportuno, per il passaggio dall’ agricoltura di recesso a forme più moderne di agricoltura.
Per quanto attiene agli aspetti amministrativi, inoltre, va ricordato che tutti i progetti in corso da parte della Salini Costruttori in Etiopia hanno ricevuto le approvazioni necessarie da parte delle autorità competenti, specificatamente la “Non Objection “ dell’EPA (Environment Protection Agency) e sono stati attribuiti in totale rispondenza alle leggi etiopiche. Gli studi di carattere ambientale, sociale e relativi alle consultazioni ed all’idrologia, sono stati pubblicati sul sito dell’ EEPCo e degli Enti Finanziatori, e sono stati via via approfonditi sotto tutti gli aspetti pertinenti sollevati da qualsiasi fonte competente.
Si può serenamente concludere, pertanto, che ad impianto costruito ed in operazione, Gibe III porterà energia elettrica per l’intera Etiopia e per il Kenia, contribuendo alla stabilità politica regionale; fornirà acqua per l’agricoltura e con essa sicurezza alimentare; migliorerà le condizioni ambientali e sanitarie e contribuirà a ridurre gli attuali fattori di conflitto.
Vorrei sapere quanti morti hanno fatto le 600 dighe attualmente presenti in Italia e quanti ne hanno fatto le 6000 dighe degli USA…
Non capisco: Le dighe raccolgono l’acqua dei fiumi in un bacino, il bacino non può prendere tutta l’acqua che proviene dal fiume perchè altrimenti strariperebbe… il bacino alimenta una centrale idroelettrica, quindi tanta acqua entra in centrale tanta acqua esce e prosegue lungo il letto del fiume.
Non capisco dove dovrebbe finire l’acqua del fiume Omo se non nello stesso fiume…
Nel 2006 lo straripamento del fiume Omo ha causato la morte di 7000 indigeni, come li chiamate voi, i bacini da quando esistono (qualche centinaio di anni) hanno la proprietà di modulare le acque dei fiumi ed evitarne lo straripamento, in oltre nei periodi di siccità hanno la proprietà di continuare a fornire acqua alle popolazioni.
La cosa strana è che tutto questo avviene normalmente ogni giorno in Italia come nel resto dei paesi sviluppati e non riesco a trovare nessuna notizia di prosciugamento di nessun fiume o lago a causa delle dighe in nessun posto del pianeta.
L’Italia acquista il 40% dell’energia elettrica dalla Francia, che la produce con centrali ATOMICHE l’idoelettrico è sicuramente ecologico rispetto al nucleare. No?
Detto questo, non capisco perchè l’Etiopia non può vendere l’energia prodotta nel suo paese ai paesi confinanti, i soldi incassati dalla vendità entrano in Etiopia e ne determinano lo sviluppo del paese.
Si parla da anni del terzo mondo, dei paesi africani che sono sottosviluppati, si dice da decenni che noi dobbiamo aiutarli allo sviluppo… e allora?
Non sarà che vi state sbagliando?
Non sarà che si sta seguendo l’innesco del servizio della BBC mandata appositamente per conto della British Petroleum perchè quest’ultima ha grossi interessi economici per il recente ritrovamento di bacini petroliferi in etiopia?
Un paese sviluppato non permette certo alle multinazionali di mettere le mani sulle proprie risorse naturali…
Quindi bisogna creare una campagna ingannevole al fine di poter continuare a fare affari tenendo i paesi del continente nero in regime di sottosviluppo economico, tecnologico e culturale, per continuare a sfruttarne le materie prime, come il petrolio ecc… senza essere disturbati da qualche “INDIGENO” che è andato a scuola perchè il suo paese può.
Certe volte si grida alladro!!! alladro!!! per distrarre e commettere il furto dietro le quinte.
Chi non ha cognizione tecnica e non ha la possibilità di valutare secondo parametri realistici e scientifici, fa come tutta la massa della popolazione, segue la scia al grido di battaglia e poi si trova a combattere contro i propri fratelli.
Allora…?
Adesso che sapete un po’ di verità, cosa ne pensate di questa campagna contro l’energia rinnovabile ecologica
per eccellenza, l’idroelettrico e il favoritismo al petrolio e le sue centrali fumose?
Ciao.
Ale.