Nigeria: un disastro ambientale di serie B?
di Roberto De Ficis –
La TV, per eccellenza, sempre più come arma di “distrazione” di massa. Vorrei scrivere, in particolare, sulla potenza di “distrazione” che la TV ha per quanto riguarda il canale delle informazioni, in questo contesto, sui disastri ambientali.
Sono ormai mesi che veniamo martellati con notizie, immagini e video riguardanti l’immane disastro ambientale avvenuto a largo delle coste del Messico. Disastro dovuto al guasto di un pozzo per l’estrazione del petrolio delle British Petroleum, e che sta mettendo in serio pericolo le coste statunitensi.
Ovvio: notizia importante, degna di nota. Mezzo mondo, più l’altra metà, scrive sull’argomento.
Ma la notizia riguarda davvero un disastro ambientale? Oppure, la vera notizia è che l’amministrazione U.S.A. di Obama non ha fatto tutto per prevenire questo disastro? Dov’è la verità? C’è qualche “forza” che vuole screditate il presidente U.S.A.? E’ davvero così importante la difesa ambientale?

Se l’importanza di questa notizia fosse davvero l’aspetto ambientale, allora, non capisco perché su altri fronti, in altri luoghi del Pianeta, disastri delle stesso tipo e della stessa entità vengono perennemente taciuti.
In Nigeria, ad esempio, a causa di recenti disastri, si è dispersa nell’ambiente la stessa quantità di petrolio dispersa al largo delle coste messicane, ma tutti tacciono. Una notizia che sembra incredibile. La stessa, identica, quantità. Essi tacciono.
Il 1 marzo 2010, ad esempio, la rottura di un oleodotto della Exxon Mobil a Ibeno, nel territorio nigeriano di Akwa Ibom, ha provocato una fuoriuscita di 4 milioni di litri di petrolio prima che la falla fosse riparata dopo 7 giorni. E poi, ancora, il vicino oleodotto Trans Niger, proprietà della multinazionale Shell, è stato attaccato dai guerriglieri del Mend - che ricordo essere il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger – provocando una nuova perdita di migliaia di barili.
Qualche giorno dopo, una grande chiazza di greggio è apparsa sulle acque del lago Adibawa, nello stato di Bayelsa, e un’altra nell’Ogoniland. La Shell nel 2010 ha ammesso di aver perso 14 mila tonnellate di petrolio nel 2009, in seguito a due “incidenti”. Il primo a causa di ladri e il secondo a causa di guerriglieri. Forse è solo un modo per nascondere altre motivazioni, tipo il deterioramento delle infrastrutture?
In definitiva: con più di 600 campi petroliferi, il delta del Niger è il principale fornitore (o sarebbe meglio dire il “principale sfruttato”) di greggio degli Stati Uniti che importano dal paese africano oltre il 40%. La Nigeria, dunque, epicentro mondiale dell’inquinamento del petrolio. Ma, mi raccomando, tutti zitti, non lo dite a nessuno.

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