Il progetto di cava di sabbia crea molti dubbi tra i geologi e cittadini
La questione si fa seria. Molto seria. Se nel mio precedente articolo mettevo in guardia su di una notizia che appariva alquanto surreale, ovvero un’eventuale cava di sabbia nelle immediate vicinanze della spiaggia di Punta Penna (Vasto) a pochi metri dalla riserva naturale di Punta Aderci, oggi sono costretto a dare notizie ancora meno belle. Sono riuscito a reperire una mappa che mostra, in modo alquanto evidente, che tipo di impatto avrebbe questa cava di sabbia (che ricordo dovrebbe servire al ripascimento di altri lidi abruzzesi quali Martinsicuro, Roseto degli Abruzzi, Silvi-Pineto, Montesilvano, Casalbordino e Ortona) che un progetto regionale vorrebbe presto avviare e che, secondo alcune fonti, sarebbe dovuto cominciare già da qualche giorno.
Per il ripascimento delle località appena citate verranno, dunque, aperte due cave: una a Ortona e un’altra a Vasto per prelevare un totale di più di un milione di metri cubi di sabbia. Per capirne l’estensione, dalla mappa di vede chiaramente che l’area prescelta a Vasto per questa cava è quasi sovrapponibile con l’area della spiaggia di Punta Penna.
A chi mi chiede perché proprio in questi luoghi, rispondo che, per la ditte che eseguiranno i lavori operare nelle vicinanze di un porto darebbe sicuramente una diminuzione di costi e, di conseguenza, un maggior guadagno. Però mi chiedo: all’impatto ambientale che una scelta del genere comporterebbe chi ci pensa? Sono state fatte le dovute valutazioni? Perché a problemi di erosione marina di altre località (dovuti principalmente agli abusi edilizi e alle costruzioni selvagge sottocosta) deve porre rimedio – e subire le conseguenze – una Riserva Naturale e S.i.c. (Sito di Interesse Comunitario) a cui tanto i vastesi, e non solo, tengono? Perché nella relazione di progetto i tecnici parlano di un 10% di scenari non previsti dopo l’intervento, in special modo nella località Punta Penna? Quali scenari? Cosa potrebbe succedere? La spiaggia potrebbe aumentare di estensione o scomparire per sempre? Già questa ultima domanda dovrebbe portarci a riflettere molto. Qualsiasi anche minima eventualità di sconvolgimento di un’area protetta dovrebbe far desistere qualunque scelta di questo tipo. Sarà necessario seguire nel modo più attento possibile gli sviluppi di questa iniziativa che sono, ahimè, sempre così “sottomarini” da allontanarsi tanto dalla “luce del sole”.
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