
Emigranti italiani
Lo riconosco, è molto difficile cambiare il punto di vista del nostro agire quotidiano e mettersi nei panni degli altri. E’ estremamente difficile cominciare a ragionare anche secondo il “tu” e non sempre secondo l’“io”. E’ sempre più difficile togliere di mezzo per un po’ il nostro tornaconto personale e pensare anche al bene degli altri. È difficile, lo riconosco, ma non è così impossibile e, a volte, è estremamente necessario farlo. Chi fa politica, lo fa (o dovrebbe farlo) perseguendo il bene comune. Ma è sempre così? Chi fa politica agisce sempre secondo la regola del “tu”, secondo regole solidali e moralmente giuste?
Per i politici italiani che hanno varato la nuova (e, secondo loro, luccicante!) Legge sulla Sicurezza è stato facile firmarla. Si sono presi anche il lusso di vantarsi, come se fosse solo un punto di programma di Governo da spuntare: “Ecco fatto!”. Ma è stato impossibile, per loro, mettersi nei panni di coloro che questa legge la subiranno.
Purtroppo, uno dei cancri della politica (e sicuramente anche dell’opinione pubblica e di noi cittadini) è la mancanza di memoria storica. Se avessimo più memoria storica, le decisioni prese sarebbero forse diverse. Se noi cittadini avessimo avuto più memoria storica, i governi (indistintamente di destra e sinistra) che si sono succeduti negli anni sarebbero stati di molto diversi, avrebbero agito in modo diverso e la nostra società sarebbe stata diversa. Questa legge sulla sicurezza trasforma il clandestino in criminale, gli rende la vita difficile, lo intimorisce, lo perseguita, lo annienta, gli cancella i sogni di una vita pressoché normale.
Se devo dire la verità, non avrei mai pensato che un paese come l’Italia avrebbe votato una legge così razzista e xenofoba, soprattutto perché, solo il secolo scorso, siamo stati noi un popolo che ha passato anni emigrando ed ora, con questa legge, riserviamo agli immigrati in Italia lo stesso trattamento che noi italiani subimmo in quasi tutti i paesi che ci videro arrivare affamati e squattrinati. Come se cento anni di progresso non fossero valsi a nulla.

Di tutte le età
Penso ai tanti italiani, tanti milioni di italiani che nel secolo scorso sono emigrati per rincorrere la sopravvivenza, che hanno fatto migliaia e migliaia di chilometri per assicurarsi almeno un tozzo di pane alla sera e che non sempre ci riuscivano. Penso ai nove milioni di italiani che scelsero di attraversare l’oceano e giungere nelle Americhe. Penso alle loro valige di cartone, alle loro facce stanche e le barbe lunghe, alle donne magre e affaticate, ai porti dove questi poveracci giungevano: Nuova York, a Boston, a San Francisco di California o a Montreal, Buenos Aires e Vitoria etc. Penso alla loro difficoltà di integrazione in terre lontane dove la lingua era così diversa dai loro dialetti siciliani, calabresi, campani e abruzzesi, ma anche piemontesi, liguri, lombardi e veneti. Penso a quelli morti di fame e sul lavoro. Penso alle tragedie sul lavoro di Monongah, il 6 dicembre del 1907, di Dawson, nel mese di ottobre del 1913, di Marcinelle, l’8 agosto 1956, di Mattmark, il 30 agosto 1965, di Aigues Mortes, Francia, nel 1893 e tante altre.
Parto dal presupposto che nessuno, e ripeto nessuno, è felice di lasciare il proprio paese, la casa che l’ha visto crescere, la propria famiglia, i propri luoghi dell’infanzia, le proprie mogli e i propri mariti, i figli, il proprio mare e montagne, la propria vita. Nessuno è felice di partire e lasciare tutto, nessuno. Se un emigrante parte, lo fa perché è costretto, punto e basta. È così difficile tener presente questo concetto? È stato così difficile per i politici tener presente questo concetto quando hanno scritto e varato questa legge?

Wall Street
Non credo che i veri criminali siano gli immigrati clandestini, ma credo che i veri criminali siano le Banche centrali, le multinazionali, le grandi organizzazioni di controllo economico e tutte quelle istituzioni finanziarie ed economiche che permettono, ancora una volta e sempre di più, uno squilibrio di ricchezza che fa sempre più ricchi i popoli ricchi e che spinge alla povertà perenne i popoli poveri che sono costretti per sopravvivenza a prendere decisioni tristi ma necessarie. Ed è la povertà la prima causa che “costringe” un uomo ed una donna ad emigrare. Sarebbe stata diversa le Legge sulla Sicurezza se si avesse avuta coscienza di questo piccolo e semplice ragionamento?
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