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Cava di sabbia a Punta Penna: via ai lavori!

Mappa della cava di sabbia a Punta PennaApprendo dal QuiQuotidiano di oggi, la notizia secondo cui la Conferenza della pesca e dell’acquacoltura ha dato parere positivo al progetto di ripascimento delle spiagge d’Abruzzo. Il progetto si propone di “sistemare” alcune spiagge della costa abruzzese prelevando materiale sabbioso da altre spiagge; tra quelle “donatrici” ci saranno Ortona e Vasto (il sito individuato a Vasto e’ di fronte la spiaggia di Punta Penna, nelle immediate vicinanze della Riserva Naturale di Punta Aderci).
Nulla sono valse, per ora, le mobilitazioni delle varie associazioni cittadine vastesi e della comunità che, con tanto interesse, avevano seguito la vicenda negli ultimi mesi del 2009 e che si aspettavano dalla Regione Abruzzo ulteriori indagini scientifiche prima di dare inizio ai lavori.
Lo ricordo, secondo il parere di esperti, tra cui il professor Stoppa dell’Università di Chieti, tale progetto non porterebbe alcun beneficio, anzi, potrebbe addirittura danneggiare i siti nei quali sono ipotizzate le cave di prelievo, ovvero Vasto e Ortona.
La nota apparsa oggi sul QuiQuotidiano specifica, inoltre, che il prelievo delle sabbie previsto nella zona di Vasto sarà destinato al solo ripascimento del lido di Casalbordino; sottolineo che nella Conferenza di Servizio, in cui si sottoponeva il progetto all’attenzione dei comuni interessati, partecipò anche il sindaco di Casalbordino che fece verbalizzare espressamente di essere contrario al ricevimento di sabbia perchè già in passato questa operazione aveva peggiorato la condizione della spiaggia.
I lavori inizieranno il prossimo 10 febbraio per terminare entro il 30 maggio.

Sulla cava di sabbia a Punta Penna: cifre “discordanti”

Si attendono documenti ufficiali e chiarimenti dalla Regione Abruzzo

Punta Penna vista dal satellite

Punta Penna vista dal satellite

Sono costretto a ritornare – non so ancora se piacevolmente o meno – sull’argomento “Cava di Sabbia a Punta Penna” che ha, però, il pregio giornalistico di essere diventato, in pochi giorni, argomento di grande discussione tra i cittadini vastesi e non, ed è per questo che è estremamente necessario cercare di fare più chiarezza possibile sulla questione.

Mi piace ricordare che, sempre da questo blog, dissi che non era affatto giusto creare allarmismo, come non lo era minimizzare. Ma non credo che si crei allarmismo riportando per filo e per segno ciò che un documento regionale (con tanto di nomi e cognomi, ditte appaltatrici ed altro) evidenzia. Qui è possibile leggere il documento ufficiale della Regione Abruzzo.

Mappa della cava di sabbia a Punta Penna

Mappa della ipotetica cava a Punta Penna

Le questioni confuse e che sono da chiarire sono principalmente due: distanza della cava marina dalla spiaggia e profondità della cava. Non credo, ripeto, sia allarmismo riportare le cifre evidenziate dal documento che – con tanto di mappa – evidenzia la distanza della cava a massimo duecento metri dalla costa di Punta Penna (e non di diversi chilometri come altre fonti non ufficiali dicono) e la profondità di scavo – sempre dalla stesso documento – che riporta “un metro e mezzo” (e non venti centimetri come altre fonti non ufficiali dicono).

Parliamoci chiaro: io sarei il primo a tranquillizzarmi se un altro documento ufficiale, e ripeto ufficiale, e ripeto ancora e ancora ufficiale, smentisse ciò che è stato scritto nero su bianco sull’unico documento sul quale possiamo far riferimento (ricordo che questo documento è ufficiale ed è diffuso dalla regione Abruzzo). Sarei il primo a ritornare sui miei passi e scrivere che “per fortuna, cari amici, il documento su cui ci siamo basati, secondo quello che scrive l’ingegnere di competenza è ‘incompleto’ e ‘soggetto a revisione’”. Ma non penso proprio possa essere così, perché detto documento è stato oggetto di una Conferenza dei Servizi in cui Comuni e altri soggetti si sono dovuti opporre o non opporre, è un documento serio, mica sciocchezzuole. E non penso che si possano fare Conferenze di Servizi su documenti incompleti e soggetti a revisione. Ma, di politica amministrativa, sono ignorante come sono il capo degli ignoranti in geologia. Per questo motivo la conferenza di sabato scorso del prof. Stoppa mi è stata molto utile per capire meglio il problema. Avere un punto di vista tecnico e apolitico è basilare.

Il prof. Stoppa non è catastrofista ma, dall’alto della sua conoscenza scientifica, è realista, applica modelli scientifici, applica la scienza. Alla precisa domanda “Potrebbe essere la spiaggia di Punta Penna la restitutrice di questo materiale? [il materiale dragato dalla cava]”, il professore non conferma ma non esclude. Il fatto che non escluda è un elemento estremamente importante perché anche se ci fosse anche solo l’1% di possibilità di scenari non previsti, un progetto di cava di questo genere dovrebbe essere oggetto di grossa revisione. Per chi non avesse avuto modo di partecipare alla conferenza qui di seguito, per estrema chiarezza, potete ascoltare la versione integrale.

Video 1, Video 2, Video 3, Video 4
Proprio a causa di questi dati “contrastanti” il consigliere regionale Giuseppe Tagliente ha deciso di presentare al più presto una richiesta di chiarimenti in Consiglio Regionale allo scopo di fare chiarezza. Noi non possiamo fare altro che aspettare comunicazioni e documenti ufficiali e, personalmente, ringrazio tutti coloro (ambientalisti e non) che, con il proprio “rumore civile”, hanno fatto in modo di “scoperchiare” questa vicenda che seguiremo con “passione civile”.

Cava di Punta Penna e Ortona: guerra di cifre

novembre 27, 2009 6 commenti

Cerchiamo di capire un po’ meglio l’entità di questo progetto

Mappa della cava di sabbia a Punta Penna

Progetto di cava di sabbia a Vasto

Come era prevedibile, per quanto riguarda l’ipotesi “cava di sabbia a Punta Penna”,  ognuno dice la propria cifra, sicuramente perché ognuno ha le proprie fonti. Da questo blog, in un articolo di qualche giorno fa, scrivevo di un prelevamento di “un milione di metri cubi” di sabbia. Cifra che confermo nuovamente, tentando di portare, però delle cifre e delle fonti.

Alcuni mi hanno scritto, con un messaggio privato, chiedendo se era vero che volevano prelevare addirittura un “un miliardo di metri cubi”, oppure “mille chilometri quadrati”, oppure un turista che, allertato da questa prospettiva, aveva capito che avrebbero scavato direttamente sulla spiaggia di Punta Penna. C’è anche qualcuno che ha scritto “i soliti terroristi ambientalisti”. Mi sta bene, ovvio. Ogni opinione ha il suo valore. Infatti, sono dell’idea che non è giusto creare allarmismi e non è, oltremodo, giusto dare cifre inesatte o minimizzare. Per questo  motivo invito chi abbia cifre ufficiali a renderle note così da capire effettivamente l’entità del progetto di cui stiamo parlando perché, ripeto, l’allarmismo non giova a nessuno come non giova a nessuno il “non preoccupatevi”. E’ necessario avere il quadro preciso della situazione.

Per questo motivo scrivo quel che ne so io, da quel che ho letto. Secondo il documento della Regione Abruzzo denominato “PIANO ORGANICO PER IL RISCHIO DELLE AREE VULNERABILI RAFFORZAMENTO DEI DISPOSITIVI DI DIFESA COSTIERA, SECONDA FASE DI ATTUAZIONE”, in riferimento al D.G.R. n. 946 del 13 novembre 2002) prodotto dalla DIREZIONE DEI LAVORI PUBBLICI della Regione, nella premessa, a pagina 3, si legge:

“[…] consistono in lavori di riqualificazione e realizzazione di opere a gettata in massi naturali, abbinati ad interventi di ripascimento delle spiagge per un quantitativo complessivo di 1.000.000 di metri cubi. […] In dettaglio le forniture e le provviste necessarie per l’esecuzione dei lavori di rinascimento, si articolano per i distinti siti di intervento nei seguenti quantitativi”

Sito 1 – Martinsicuro.                                 179.845 m3

Sito 2 – Roseto degli Abruzzi

Zona nord (località Cologna Spiaggia)         79.000  m3

Zona sud (località Foce Vomano)                165.645 m3

Sito 3 – Pineto e Silvi

Area nel Comune di Pineto                          150.000 m3

Area nel Comune di Silvi                   75.568 m3

Sito 4 – Montesilvano                                130.516 m3

Sito 5 – Casalbordino                                171.537 m3

Sito 7 – Ortona                                          58.677 m3

(n.b. dall’elenco precedente manca il “Sito 6”).

Faccio una veloce e semplice somma che restituisce un totale di 1.010.788 m3 (ovvero più di un milione di metri cubi). Questa cifra è quella che serve per il progetto in oggetto di ripascimento. Se questo è ciò che serve, significa che la stessa quantità deve essere prelevata da altri luoghi. Vediamo dove.

A pagina 10 dello stesso documento regionale, facente parte del capitolo “Prima campagna indagini”, si elencano quattro possibili cave da cui estrarre i sopraindicati 1.010.788 m3, definendo per ognuno il perimetro della cava. L’indagine è stata effettuata nel febbraio 2009. Ecco i dati:

  • Martinsicuro         circa 55.8 ha.
  • Giuliano                circa 58 ha.
  • Ortona                  circa 274.1 ha.
  • Vasto                   circa 73.1 ha.

Per un totale di circa 461 ha.

A pagina 12, sempre dello stesso documento, dopo una seconda indagine condotta tra il 22 e il 23 luglio, le quattro possibili cave sono diventate due.

  • Ortona                  circa 281 ha.
  • Vasto                   circa 220 ha.

Per un totale di circa 501 ha. Da questo si evince che per poter supplire alla fornitura di sabbia (che ricordo essere di 1.010.788 m3) verranno in soccorso le sole Ortona e Vasto.

Qualcuno potrebbe dire, a questo punto, che il milione e passa di metri cubi di sabbia necessari sarà “donato” da due territori, ovvero Ortona e Vasto, e che è palese che la sola Vasto non potrà privarsi (da sola) di un milione di metri cubi. E, invece… mi spiego meglio. A pagina 20, sempre dello stesso documento della Regione Abruzzo, si legge che, per la cava di Ortona:

“Tenuto conto dell’estensione areale della cava pari a circa 1.400.000 m2 e della profondità media di dragaggio pari a 1,5 m il volume dragato assomma almeno a 2.000.000 di m3, che però al netto di una quota di “rilascio a mare”, assunta cautelativamente pari al 40% comporta una resa finale effettiva pari almeno a 1.200.000 m3 di materiale posto a rinascimento”

E per la cava di Vasto:

“Tenuto conto dell’estensione areale della cava pari a circa 700.000 m2 e della profondità media di dragaggio pari a 1,5 m il volume dragato assomma almeno a 1.000.000 di m3, che però al netto di una quota di “rilascio a mare”, assunta cautelativamente pari al 30% comporta una resa finale effettiva pari almeno a 700.000 m3 di materiale posto a ripascimento”.

Da tutto ciò si evince che, detta papale papale, sapendo che la sabbia necessaria al ripascimento è di  1.010.788 m3 e che detto materiale verrà “donato” da Vasto e da Ortona, a Vasto dovrebbero essere prelevati 1.000.000 di m3 che però “all’arrivo” saranno solo 700.000. Ad Ortona verranno prelevati 2.000.000 di m3 che, però, all’arrivo saranno solo 1.200.000 m3. Quindi, per Vasto (come anche per Ortona) è importante quanta sabbia verrà portata via e non di quanta ne arriva a destinazione, ed è di 1.000.000 di m3 come detto nei precedenti articoli per Vasto e di 2.000.000 per Ortona.

In conclusione Vasto ed Ortona “doneranno” insieme 3.000.000 m3 che, dopo il trasporto e la perdita per strada, diventeranno solo 1.900.000 m3. Ma, in realtà, come descritto all’inizio, il materiale sabbioso necessario al ripascimento di Martinsicuro, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi, Montesilvano, Casalbordino ed Ortona (Vasto no) era per un totale di 1.010.788 m3, quindi il surplus di circa 900.000 m3 verrà, per caso, venduto? O usato per “insabbiare” il tutto?

Ovviamente, la mie ultime, sono solo pessime e infelici battute.

Prego chi ha altri dati di paragonarli con questi per arrivare ad un quadro più dettagliato, ampio e più vicino alla realtà.

Spiaggia di Punta Penna a rischio?

novembre 24, 2009 2 commenti

Il progetto di cava di sabbia crea molti dubbi tra i geologi e cittadini

Mappa della cava di sabbia a Punta PennaLa questione si fa seria. Molto seria. Se nel mio precedente articolo mettevo in guardia su di una notizia che appariva alquanto surreale, ovvero un’eventuale cava di sabbia nelle immediate vicinanze della spiaggia di Punta Penna (Vasto) a pochi metri dalla riserva naturale di Punta Aderci, oggi sono costretto a dare notizie ancora meno belle. Sono riuscito a reperire una mappa che mostra, in modo alquanto evidente, che tipo di impatto avrebbe questa cava di sabbia (che ricordo dovrebbe servire al ripascimento di altri lidi abruzzesi quali Martinsicuro, Roseto degli Abruzzi, Silvi-Pineto, Montesilvano, Casalbordino e Ortona) che un progetto regionale vorrebbe presto avviare e che, secondo alcune fonti, sarebbe dovuto cominciare già da qualche giorno.

Per il ripascimento delle località appena citate verranno, dunque, aperte due cave: una a Ortona e un’altra a Vasto per prelevare un totale di più di un milione di metri cubi di sabbia. Per capirne l’estensione, dalla mappa di vede chiaramente che l’area prescelta a Vasto per questa cava è quasi sovrapponibile con l’area della spiaggia di Punta Penna.

A chi mi chiede perché proprio in questi luoghi, rispondo che, per la ditte che eseguiranno i lavori operare nelle vicinanze di un porto darebbe sicuramente una diminuzione di costi e, di conseguenza, un maggior guadagno. Però mi chiedo: all’impatto ambientale che una scelta del genere comporterebbe chi ci pensa? Sono state fatte le dovute valutazioni? Perché a problemi di erosione marina di altre località (dovuti principalmente agli abusi edilizi e alle costruzioni selvagge sottocosta) deve porre rimedio – e subire le conseguenze – una Riserva Naturale e S.i.c. (Sito di Interesse Comunitario) a cui tanto i vastesi, e non solo, tengono? Perché nella relazione di progetto i tecnici parlano di un 10% di scenari non previsti dopo l’intervento, in special modo nella località Punta Penna? Quali scenari? Cosa potrebbe succedere? La spiaggia potrebbe aumentare di estensione o scomparire per sempre? Già questa ultima domanda dovrebbe portarci a riflettere molto. Qualsiasi anche minima eventualità di sconvolgimento di un’area protetta dovrebbe far desistere qualunque scelta di questo tipo. Sarà necessario seguire nel modo più attento possibile gli sviluppi di questa iniziativa che sono, ahimè, sempre così “sottomarini” da allontanarsi tanto dalla “luce del sole”.

Abruzzo e Petrolio, il dovere del giornalista

Hermes Pittelli vuole vederci chiaro e parte per Los Angeles dalla professoressa D’Orsogna

Quello che non viene fatto – per dovere di responsabilità – dai rappresentanti politici, per grazia di Dio, viene fatto da un giornalista. Per questo motivo, Hermes Pittelli, giornalista romano, vuole vederci chiaro sulla questione “petrolio abruzzese”, vuole scrivere la verità e raccontarla. Obiettivi: dovere di verità e il sacrosanto dovere di informazione. Verità e informazione: requisiti di cui la politica attuale sembra essere monca.

Hermes Pittelli

Hermes è volato proprio oggi alla volta di Los Angeles, California, per motivi professionali. Ma questa è anche un’ottima occasione per incontrare ed intervistare la ricercatrice di origine abruzzese Maria Rita D’Orsogna e farsi spiegare come vanno le cose in quella parte del mondo in fatto di ‘petrolizzazione’. Sulla costa pacifica degli States la professoressa D’Orsogna, 35 anni, è fisico. Da anni lavora a stretto contatto con le istituzioni e con i maggiori esponenti della comunità scientifica americana per condurre studi e ricerche, per giungere a connubi sempre più sostenibili tra utilizzo del petrolio e vita. Hermes seguirà le attività della D’Orsogna, chiedendo e chiarendo il più possibile l’aspetto scientifico della questione riferita al nostro territorio abruzzese.

Maria Rita D'Orsogna

Maria Rita D'Orsogna

La scienziata, che da tempo segue le vicende del suo Abruzzo a rischio petrolio, parla chiaro e senza dubbi dice: “Esistono varie migliaia di articoli di scienza dove vengono messi in evidenza legami molto forti fra attività petrolifere e cattiva salute delle popolazioni”. L’agente incriminato è l’idrogeno solforato che si sprigiona nell’aria a causa delle raffinerie e che non viene sufficientemente smaltito dall’atmosfera. Insieme al suo collega, il maggior esperto mondiale di questa sostanza, il prof. Kaye Kilburn, cerca di portare all’attenzione della collettività abruzzese il problema, soprattutto dopo le notizie sempre più discusse – confermate e smentite a ripetizione – su una prevista costruzione di un centro oli (vedi raffineria) ad Ortona (Ch).

Hermes, che non da poco tempo segue la questione dell’oro nero d’Abruzzo, è appassionato come pochi al problema, e non cerca di screditare nessuno col suo lavoro di reporter, non cerca di dare spallate politiche, non cerca di portare acqua al suo mulino o a quello di qualche suo amichetto d’affari, ma cerca la verità, cerca di capirci qualcosa, cerca di informare in modo sincero la comunità di cui si sente parte.

Ricordo che mancano 46 giorni alla scadenza della moratoria sul Centro Oli di Ortona (la moratoria, infatti, scade il 31 Dicembre) e dalla Regione ancora non c’è alcun atto concreto. La moratoria blocca di fatto gli eventuali lavori di costruzione, ma se questa non verrà rinnovata i lavori potranno partire in qualsiasi momento.

Le concessioni minerarie interessano il 50% del territorio abruzzese

Hermes tiene a sottolineare che “Al ministero delle Attività Produttive le mappe per le concessioni minerarie – quindi che riguardano il petrolio, ma anche il gas (altri tipi di problemi, ma sempre collegati alla trivellazione o del sottosuolo o dei fondali) – interessano il 50% del territorio abruzzese” – aggiungendo che “La giunta regionale, con il presidente Chiodi e l’assessore all’ambiente Daniela Stati continuano a non dire una parola sull’argomento e rifiutano di confrontarsi con i comitati civici e ambientalisti. Farfugliano che la raffineria di Ortona non è stata realizzata e non si realizzerà, ma appunto la moratoria scade il 31 dicembre e la regione Abruzzo si sta preoccupando di stabilire l’entità delle royalties (nell’eventualità di cosa?) e ci aggiunge pure la ‘necessità’ di costruire inceneritori”.

Personalmente spero che non andrà così, che la moratoria verrà rinnovata, così da avere più tempo ed essere sicuri su ciò che la regione si appresterebbe a legittimare. La politica ci rassicura sulla mancanza di pericoli di inquinamento che deriverebbero dalle nuove attività petrolifere in Abruzzo, ma la scienza non è d’accordo. Per fortuna i politici che ci amministrano vengono scelti ancora democraticamente, ma il problema, in questo caso, è che non hanno alcun tipo di competenza specifica per i delicati ruoli che vanno a ricoprire, quindi dovrebbero munirsi di umiltà e informarsi presso fonti autorevoli che nella vita studiano, ad esempio, gli effetti nocivi per salute e ambiente derivanti da estrazione, trasporto e lavorazione del petrolio, anziché perseguire obiettivi senza il dovuto ascolto; in questo caso, sarebbe sinonimo di ignoranza e ipocrisia o utilitarismo personale.

Hermes, nel suo ruolo di giornalista, continuerà con la sua attività di ricerca di informazioni comprovabili, anche grazie al supporto della professoressa D’Orsogna, che possano aiutare nelle definizione di una posizione sempre più chiara rispetto alla questione Abruzzo e Petrolio. Aspettiamo, dunque, sue novità d’oltreoceano.

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