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Qual è la vera pandemia? (”Così stanno le cose” – 7°)

settembre 15, 2009 1 commento
I mass-media hanno la grande facoltà di spostare e puntare facilmente i riflettori su qualcosa o qualcuno in particolare, nascondendo a tutti molto altro. Sono luci che durano poco però, sempre pronte ad illuminare qualcosa di più “morbosamente interessante” in cui ci si butta a capofitto, senza pensarci poi più di tanto.
Ciò che arriva alle nostre orecchie tramite i mass-media, di solito, non è la notizia più importante; spesso, è solo la notizia-che-fa-più-notizia, e non è quasi mai quella più importante. Di solito, sono sempre notizie dettate da regole di mercato e marketing, per spingere un prodotto piuttosto che un altro, per spingere un’idea piuttosto che un’altra, per spingere le nostre menti verso qualcosa, piuttosto che verso qualcos’altro.
La parola “pandemia” è una parola seria che dovrebbe essere usata col contagocce e solo quando è davvero necessario usarla. Sono ormai decenni che, a scadenze precise, ci intimoriscono con le pandemie; una parola che ormai è sulla bocca di tutti. Io me ne ricordo almeno tre, negli ultimi anni, di queste “possibili” pandemie: la prima, negli anni ’80, fu la BSE (encefalite spongiforme bovina). Dopo i cinque anni d’incubazione sono stati solo 120 casi tra gli esseri umani. Poi è stato il momento dell’influenza aviaria, “volata” paurosamente verso di noi dalla provincia Guandong (Hong Kong). Sì, ci sono stati milioni di animali morti tra anatre, oche, uccelli marini, cigni, tacchini, polli; ma di esseri umani solo 257 persero la vita. Infine, è giunto il momento di gloria della Sars (Sindrome respiratoria acuta severa), tutti i riflettori sulla Sars! Ciak si gira! A tutt’oggi la Sars ha provocato la morte di 812 esseri umani. E cosa succederà, adesso, con la nuovissima influenza suina?
Con tutti il rispetto verso le persone che hanno perso la vita, mi permetto di spegnere per un attimo i riflettori su queste “pandemie” e di accenderli sull’Aids o su altre malattie meno “cool”, meno “alla moda”. Nessuno parla mai di “pandemia” quando si tratta di Aids, morbillo o malaria, perché? Eppure, solo in Italia, dal 1982 al 2004 l’Aids ha mietuto 33.000 morti; in Africa, attualmente sono 33,2 milioni gli ammalati con migliaia di morti ogni giorno. Il morbillo causa, ancora oggi, la morte di centinaia di persone ogni giorno, soprattutto tra i bambini. La malaria, infine, uccide ogni giorno 3.000 bambini, molti di questi sotto i cinque anni.
A riflettori spenti, mi chiedo: “Qual è la vera pandemia?”.

pandemia-pandemicI mass-media hanno la grande facoltà di spostare e puntare facilmente i riflettori su qualcosa o qualcuno in particolare, nascondendo a tutti molto altro. Sono luci che durano poco però, sempre pronte ad illuminare qualcosa di più “morbosamente interessante” in cui ci si butta a capofitto, senza pensarci poi più di tanto.

Ciò che arriva alle nostre orecchie tramite i mass-media, di solito, non è la notizia più importante; spesso, è solo la notizia-che-fa-più-notizia, e non è quasi mai quella più importante. Di solito, sono sempre notizie dettate da regole di mercato e marketing, per spingere un prodotto piuttosto che un altro, per spingere un’idea piuttosto che un’altra, per spingere le nostre menti verso qualcosa, piuttosto che verso qualcos’altro.

La parola “pandemia” è una parola seria che dovrebbe essere usata col contagocce e solo quando è davvero necessario usarla. Sono ormai decenni che, a scadenze precise, ci intimoriscono con le pandemie; una parola che ormai è sulla bocca di tutti. Io me ne ricordo almeno tre, negli ultimi anni, di queste “possibili” pandemie: la prima, negli anni ’80, fu la BSE (encefalite spongiforme bovina). Dopo i cinque anni d’incubazione sono stati solo 120 casi tra gli esseri umani. Poi è stato il momento dell’influenza aviaria, “volata” paurosamente verso di noi dalla provincia Guandong (Hong Kong). Sì, ci sono stati milioni di animali morti tra anatre, oche, uccelli marini, cigni, tacchini, polli; ma di esseri umani solo 257 persero la vita. Infine, è giunto il momento di gloria della Sars (Sindrome respiratoria acuta severa), tutti i riflettori sulla Sars! Ciak si gira! A tutt’oggi la Sars ha provocato la morte di 812 esseri umani. E cosa succederà, adesso, con la nuovissima influenza suina?

aids
Bambino malato di Aids

Con tutti il rispetto verso le persone che hanno perso la vita, mi permetto di spegnere per un attimo i riflettori su queste “pandemie” e di accenderli sull’Aids o su altre malattie meno “cool”, meno “alla moda”. Nessuno parla mai di “pandemia” quando si tratta di Aids, morbillo o malaria, perché? Eppure, solo in Italia, dal 1982 al 2004 l’Aids ha mietuto 33.000 morti; in Africa, attualmente sono 33,2 milioni gli ammalati con migliaia di morti ogni giorno. Il morbillo causa, ancora oggi, la morte di centinaia di persone ogni giorno, soprattutto tra i bambini. La malaria, infine, uccide ogni giorno 3.000 bambini, molti di questi sotto i cinque anni. A riflettori spenti, mi chiedo: “Qual è la vera pandemia?”.

Un problema di cui se ne parla così tremendamente poco

luglio 17, 2009 4 commenti
aids in africa

Sieropositivi in Africa

Quando meno ce l’aspettiamo – o forse è proprio questo il motivo – torna alla ribalta – con attente scelte mediatiche – l’influenza suina (ma sarebbe potuta anche essere la SARS, l’aviaria e chi più ne ha più ne metta). Seguono: panico, mascherine, paura di tutto, servizi su servizi al Tg, viaggi a rischio, viaggi cancellati, i ministri della salute che fanno summit, briefing, breakfast che poi sfociano in cene di gala, tuffi in piscina, etc. etc.  Poi, basta una velina, che tutto passa. Basta un’intercettazione telefonica, che tutto passa. Basta solo un moscerino, che tutto passa. Basta un nonnulla, che tutto passa.

Ma vorrei scrivervi di qualcosa di diverso, ma reale e duraturo. Se, invece di veline – intercettazioni, moscerini e nonnulla – mettessimo in fila le seguenti lettere: una “A”, poi la “I”, una “D” e poi la “S”, il discorso cambierebbe e forse tra di voi gli sguardi si abbasserebbero, cercando un valido motivo per ovviare il discorso o forse no, e ne sarei fiero. Se parliamo di AIDS, infatti, dovremmo convincerci di trovarci di fronte alla prima “vera” pandemia a carattere mondiale o, con un termine più “alla moda”, di carattere “globale”.

Infatti, mai prima d’ora, un’epidemia aveva interessato e invaso tutto il nostro pianeta e per un periodo di tempo così lungo. La globalizzazione di fine secolo scorso ha portato, oltre che ricchezza nei mercati (non tutti, ma pochi), ha causato anche la diffusione dell’AIDS in molti paesi (maggiormente in quei paesi in cui non ci sono i ricchi “mercati” di cui scrivevo qualche riga più su).  Cosa pensereste se vi dicessi che, secondo stime di due anni fa, gli infetti, ovvero i sieropositivi, sono 33 (trentatré) milioni (m-i-l-i-o-n-i)? E se, tra questi, 2,5 milioni sono minori di 15 anni? Cosa pensereste se vi dicessi che solo nell’anno 2007 sono morte 2,5 milioni di persone (tutti gli abitanti di Roma!)? E cosa pensereste, ancora, se vi dicessi che dopo il primo morto di AIDS della storia, altri 40 milioni di persone meno uno, ha fatto la stessa fine? Pensereste ad una guerra mondiale? Sì, quasi, se parliamo di numero di morti.

Di questi 33 milioni di sieropositivi attualmente sparsi nel mondo, ben 22,5 milioni sono localizzati nell’Africa sub sahariana, un territorio dove ogni anno ci sono ben 700.000 nuovi infetti tra adulti e bambini. Da queste cifre è chiaro che il problema AIDS sia principalmente un problema africano, ed è questo, forse, il motivo per il quale se ne parla così tremendamente poco.

Fonte dei dati AIDS: UNAIDS

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