Archivio

Articoli taggati ‘scuola’

Un augurio “diverso” (”Così stanno le cose” – 17°)

dicembre 24, 2009 1 commento

Scolari africani

Vorrei concludere questa rubrica, almeno per quest’anno, ringraziando e facendo gli auguri ai lettori che hanno avuto l’interesse nel seguirla e alla Redazione del Qui per lo spazio che mi e’ stato concesso. Spero che le tematiche trattate, lo riconosco a volte forse tristi e crude, siano state utili a migliorare i metri di confronto tra noi e quelli che, per diversi motivi, reputiamo – erroneamente – così “diversi” da noi.

Noi non siamo diversi, o almeno non abbiamo quelle diversità che istigano allo scontro. Siamo diversi nell’accezione più positiva del termine; siamo diversi perché l’unicità della persona è un valore inestimabile e che porta al miglioramento della comunità. Il mondo e’ progredito, fuggendo dalla stasi, perché siamo stati diversi ogni giorno rispetto al precedente.
La religione che divide è solo un appiglio per fare la guerra e nascondere i veri interessi della lotta, perché tutti sanno che il Dio, se ci si crede, è uno solo e basterebbe del semplice rispetto per l’“altro” per placare l’ira; ma, il petrolio e i mercati finanziari sono altre cose (!?) e lo sappiamo. Forse è proprio la “massimizzazione del reddito” che divide, è l’egoismo che divide, il protagonismo esasperato, la mancanza di voglia di comunità che divide, è il denaro che divide, l’arrivismo è che divide, la fama e la corsa al successo che divide, forse è la nostra rincorsa ad essere tutti uguali quella che divide di più.
Il mio pensiero e augurio di “forza e coraggio” va a tutti coloro che sono reputati “diversi” e che, in quest’accezione negativa, sono destinatari di continui attacchi personali e sociali; i disoccupati, i malati e i malati-dimenticati, gli omosessuali, i barboni della Stazione Centrale, “quei poveri del Sud del Mondo”, le donne-madri sole, le schiave dell’Africa, i bambini delle favelas, i rifugiati politici, gli analfabeti-forzati, gli immigrati e gli emigranti, le persone troppo sole, quelli che hanno freddo e quelli che muoiono di sete e potrei continuare a scrivere per un bel po’.
Perché, se loro stanno male e se li reputo uguali a me, non starò bene io fino a quando non farò tutto il possibile per loro ed è questo ciò che mi auguro di fare ogni giorno.

“Bravo!”: mai più invisibili! (”Così stanno le cose” – 9°)

Scolari africani

Scolari africani

Alcuni bambini sono invisibili. Nascono, vivono e muoiono senza che nessuno mai sappia di loro. Per le istituzioni, per le scuole, per le comunità sono come fantasmi ma, purtroppo, sono riconoscibilissimi per le organizzazioni criminali dedite al traffico di organi, per l’arruolamento in guerra e per la prostituzione.

Qualche dato: un bambino su tre nel mondo non è iscritto all’anagrafe e in Africa la percentuale sale quasi all’80%. Un bambino che non è iscritto all’anagrafe è un bambino che legalmente non esiste. Di conseguenza, non può godere di nessuna forma di protezione sociale né di diritti civili. E’ un bambino che non può andare a scuola o, quando più grande, non potrà chiedere un lavoro, fare contratti, fare il politico, fare il cittadino. Essere registrati all’anagrafe significa anche accedere a diritti e servizi che lo Stato è tenuto a fornire ai propri cittadini dal primo vagito fino alla vecchiaia. Essere registrati è utile. Pensiamo all’avvio dell’educazione primaria, ai sussidi che si possono chiedere per l’avvio di attività economiche, per il matrimonio, per le vaccinazioni, per esercitare i diritti politici attivi e passivi, per la protezione dei minori da parte dei tribunali per i minorenni, per la difesa contro il reclutamento dei minori nelle forze armate, fino ad arrivare agli atti legali e pubblici.

Recentemente la Comunità di Sant’Egidio, conscia di questo grave problema, ha firmato un protocollo con il Governo del Burkina Faso per sostenere la registrazione gratuita dei bambini nel corso del 2009. Il programma d’intervento si chiama “Bravo!” (Birth Registration for All Versus Oblivion) ed è nato per garantire la registrazione dei bambini al momento della nascita, promuovere lo sviluppo dei sistemi di registrazione anagrafica, sensibilizzare genitori e figli, e per avviare una collaborazione sempre più stretta e utile con i ministeri e le istituzioni governative coinvolte. Nell’aprile di quest’anno il Primo Ministro del Burkina Faso, Tertius Zongo, ha dato ufficialmente l’avvio al Programma “BRAVO!”.

Questo è il primo grande segno con cui un paese dell’africa sub-sahariana sceglie di avviare un programma di così grande scala per costruire un sistema anagrafico davvero efficace che può, e personalmente spero, diventare un modello per gli altri paesi perché non si può aiutare chi, perché non registrato, non esiste.

Caroline M., 14 anni, contratto a tempo indeterminato (”Così stanno le cose” – 5°)

Dalla rubrica “Così stanno le cose” del QuiQuotidiano

malawi-map

Malawi

Caroline M. è una ragazzina di 14 che vive a Lilongwe, nel Malawi. Se fosse una ragazzina italiana non si discuterebbe affatto su di lei, almeno per il tema che si va ad affrontare e questo articolo sarebbe pressoché inutile e insignificante. Ma Caroline, invece che andare a scuola come dovrebbe alla sua età, è costretta ad essere una lavoratrice domestica e lavorare per tutto il giorno presso una famiglia benestante della capitale.

Come in tutti, e ripeto tutti, i paesi in via di sviluppo o con gravi problemi economici e politici, le famiglie povere sono costrette a barattare l’istruzione dei loro figli con un salario da lavoratore. Nella quasi totalità dei casi, i figli di famiglie povere non riescono a completare la loro istruzione di base. Caroline continua dicendo, quasi a giustificare la sua situazione, che per i suoi genitori non è stato facile prendersi cura di lei e dei suoi fratelli che sono ancora totalmente sulle loro spalle e che, in fin dei conti, altri suoi amici hanno fatto un sacco di soldi lavorando al servizio delle famiglie ricche.

La relazione sulla Convenzione sui diritti del fanciullo (CRC) ha rilevato che circa il 20 per cento di tutti i bambini al di sotto dei 15 anni sono impegnati in lavoro a tempo pieno, e un ulteriore 21 per cento lavora a tempo parziale. Quindi, oltre il 40 per cento dei bambini è costretto a lasciare l’istruzione primaria per lavorare e contribuire al sostentamento della famiglia.

malawi-famine-affected-family
Famiglia tipica

In Malawi l’istruzione primaria è gratuita, ma per quella secondaria – da considerare dai circa 14 anni – non è così. Quindi, quando le famiglie devono scegliere tra educare un ragazzo o una ragazza o mandarlo a lavorare, quasi sempre sono costretti a scegliere la seconda ipotesi, essendo la prima materialmente impossibile.
Le Nazioni Unite, per il nuovo Millennio, hanno fissato l’obiettivo di assicurare che, entro il 2015, tutti i ragazzi e le ragazze possano terminare la scuola primaria e che ci sia parità tra i sessi in materia di istruzione. Ottimi obiettivi, senza dubbio, anche se personalmente credo che spesso molte parole restino solo a riempimento di pezzi di carta firmati, timbrati e controfirmati e non siano seguiti da fatti concreti. Il buon fine di questi programmi di sviluppo, spesso, viene messo in seria difficoltà di raggiungimento anche e soprattutto quando nelle stesse comunità non avvengono quei cambiamenti sociali tali da permettere questo progresso sociale.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.