Certi ambienti, che spesso si trovano in grandi stanze affrescate, in enormi palazzi case-della-politica, dove si prendono decisioni importanti per il Paese, cominciano a tremare. Per anni, per non dire decenni, in questi ambienti si è sempre deciso cosa fosse bene e cosa fosse male. Come se, le persone che li abitano, spesso grassi e con il fondoschiena che non entra più nelle poltrone di velluto, avessero davvero un’infallibilità divina, come se fossero degli Dei scesi in Terra per dare direttive ad una razza umana a loro inferiore (il Popolo) che deve, per obbligo, camminare a testa china e che non si deve azzardare a parlare, pena l’emarginazione sociale (Forza, predentelo! Quello è un Comunista, quello è un Fascista, quello è un omosessuale, quello è un figlio di Allah, quello è un disoccupato, quello non è altro che uno snob, quello ha la pelle troppo chiara, quell’altro ha la pelle troppo scura, quello viene qui con un barcone superaffollato, quello porta i soldi in Svizzera, quello è incorruttibile-lascialo-stare, quella è una-brava-persona, quello è onesto, quello ha troppa dignità, etc.).
In certi ambienti, le persone si alzano in piedi, impongono in alto il loro indice e dicono: “Questo si può fare, questo no! Questo si può dire, questo no! Così ti puoi vestire, così, no! Così ti puoi muovere, così no! Tu stai bene, tu no! Tu mi piaci, tu, invece, no!”. Poi si risiedono, soddisfatti e gonfi-tronfi, pensando che così abbiano fatto il loro dovere, dovere-potere. Potere.
Se mettessimo in discussione per un attimo, ed è lecito farlo, l’infallibilità di certi ambienti, daremmo il vero valore alla libertà di espressione, come necessità per ogni società democratica. Infatti, se pensassimo per assurdo, che società sarebbe se certi ambienti ascoltassero davvero i suggerimenti dal basso? (scusate se uso ‘dal basso’ ma è solo per distinguere il Popolo dalla Politica, sigh!). Che società sarebbe se la Politica, invece che mirare ad un certo conformismo di pensiero, accettasse opinioni contrastanti e, da queste, modificasse le proprie idee, migliorandole? Che società sarebbe se la Politica fosse davvero umile?
Nei secoli passati il Re, il Monarca, il Sire, il principe sovrano, chiamatelo un po’ come vi pare, aveva il Diritto Divino, in base al quale aveva nella mani il Potere secondo la volontà di Dio, direttamente da Dio, cioè era stato Dio direttamente a darglielo (ma ci pensate che onore?), come se fosse unto dal Signore (!). Infatti, come simbolo di questa dottrina, ricordiamo, magari in qualche film o in qualche rappresentazione teatrale, come l’arcivescovo di Canterbury consacrava con l’olio santo e incoronava il monarca britannico ordinando alla monarchia. Di conseguenza, se il Popolo, se il Parlamento o se l’Aristocrazia fosse andata contro i suoi voleri, sarebbe stato come andare contro la volontà di Dio. Ecco, per fortuna si sta parlando del Medioevo, la società moderna ne ha fatti di progressi, ne ha fatti eccome! Ora nessuno si sogna di dire di essere un Re, di governare il suo Regno, tantomeno di essere ‘unto da Signore’ (!), sarebbe una cosa su cui ridere, sarebbe così lontana nel tempo che, a parte la comicità, la gag, non avrebbe nulla di serio. Perché la Politica è una cosa importante, è una cosa seria, davvero indispensabile in un paese democratico.
Ma torniamo a monte. Perché certi ambienti cominciano a tremare? Prima tutte le informazioni che circolavano in un Paese passavano in canali ben stabiliti. Bastava controllare quelli per far si che qualsiasi pensiero, qualsiasi opinione, passasse sotto il torchio e venisse conformata, che acquistasse le sembianze di qualcosa che andava bene per tutti e specialmente per il Potere. E che, se il messaggio avesse detto qualcosa contro il Potere, lo avrebbe dovuto dire in modo giusto e conformato, così da giustificare e evidenziare che non esiste un assolutismo perché si possono dire anche cose contro. Il conformismo è uno dei cancri maggiori della società. Capisco che l’animale fuori dal branco si senta solo, che stare insieme ad altri suoi simili dia tanta sicurezza, ma la storia, il rinnovamento, si fa quando il lupo, l’orso, la gazzella, il bisonte, il cane, lo gnu, il delfino tursiope, la capra domestica, il procione, la volpe rossa, la giraffa, il gorilla e, infine, l’uomo escono fuori dal mucchio, dal branco, abbandonano il conformismo, e segnano nuove strade, nuovi sentieri, nuovi modi di intendere l’esistenza, a costo di prendere una via sbagliata e morire di fame, ma lo fanno.
Il controllo delle informazioni, dei messaggi, per certi ambienti adesso comincia ad essere più difficile, per questo motivo, certi ambienti, tremano. Per loro, adesso, è necessario controllare, oltre che i cavi del telefono, i giornali e i programmi TV, anche le linee dei cellulari, i blog, i bloggers, le community, le chat. Ogni giorno i modi per comunicare diventano maggiori, per fortuna, sono voci sempre nuove. Credo che la libertà di espressione si giochi proprio qui, sul sottile filo che divide la vera libertà di espressione, quella che abbiamo ancora, dal controllo che il Potere fa in modo sempre più preciso sulle nuove tecnologie di comunicazione. Cioè sulla libertà che sembra ci concedano, ma solo per controllare e supervisionare quello che diciamo, come lo diciamo e perché lo diciamo.
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