La “Comunicazione orizzontale”
Riprendiamoci, per carità, il nostro ruolo di cittadini. Il cittadino che è consapevole di essere tale, che chiede, chiede ancora, poi esige e contrasta le scelte che, a suo nome, vengono fatte. Il cittadino non servo ma padrone, che non accondiscende, ma che si accanisce contro la malaverità e la malapolitica, che ruggisce, e che ha come solo obiettivo il bene comune. Il cittadino che guarda il suo paese in modo fiero, dall’alto verso il basso. Riprendiamoci il ruolo che fa per noi, quello che la ragione impone che sia. Torniamo ad essere cittadini, quelli veri.
La politica, in tutti i colori in cui si esprime, non è (e non è mai stata) una cosa di cui fidarsi ciecamente. Parlo della Destra come della Sinistra. Mai ciecamente, mai. La politica ha un sacrosanto bisogno (ed è necessario che ci sia) di un controllo dal basso fatto di movimenti di cittadini, di associazioni, di gruppi organizzati, anche di controllori a tutti gli effetti, gente che guarda bene, che ascolta meglio e gente che parla di più.
Non pensiamo che il nostro diritto/dovere si esaurisca con il voto, con la nostra croce sulla scheda elettorale. Non pensiamo che questo basti. Il nostro compito non si esaurisce mai, e deve essere forte anche prima, quando dobbiamo decidere noi quali nomi devono essere presenti sulle schede elettorali. Non accontentiamoci del primo che capita, anche se luccica. Non accontentiamoci del secondo che capita, anche se ci rassicura. Non accontentiamoci del terzo che capita, anche se è ricco e parla bene. Accontentiamoci del migliore che capita.
Perché accontentarsi del peggio se possiamo avere il meglio? Perché lamentarsi dopo?
E poi, la nostra esigenza di informazione deve tornare ad essere un’esigenza attiva e non più passiva. Dobbiamo sforzarci di cercare/trovare informazioni, fare domande su domande per capire meglio ciò che succede intorno a noi. Perché, ciò che succede attorno a noi fa parte di noi, dobbiamo recuperare questa consapevolezza. Ciò che è attorno a noi siamo noi, la nostra famiglia, i nostri figli, il nostro negozio e la nostra impresa, il nostro ufficio legale, i meno fortunati di noi, le leggi, gli incentivi. Il “tutt’attorno” siamo noi. Dobbiamo tornare a confutare tesi, a sentire più opinioni e non accontentarci della prima o delle più vigorosa che ci arriva nelle orecchie, che spesso non è la migliore. Non ci si può fidare di ciò che la tv ci dice (o meglio, ci urla), perché non sarà mai tutto e non si può avere coscienza di un qualcosa se omettiamo di sapere l’intera completezza di un qualcosa.
Alimentiamo, dunque, la comunicazione orizzontale, ovvero quella che avviene tra i singoli cittadini, nelle strade, nei borghi, nei centri storici, nelle piazze, dal macellaio o dal fruttivendolo. Torniamo a costruire reti comunicative dal basso, orizzontali. Torniamo a prendere coscienza del nostro valore di cittadini come veri padroni del nostro Paese e non più come allegri zimbelli del Potere.


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