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La “Comunicazione orizzontale”

agosto 31, 2009 1 commento

cittadiniRiprendiamoci, per carità, il nostro ruolo di cittadini. Il cittadino che è consapevole di essere tale, che chiede, chiede ancora, poi esige e contrasta le scelte che, a suo nome, vengono fatte. Il cittadino non servo ma padrone, che non accondiscende, ma che si accanisce contro la malaverità e la malapolitica, che ruggisce, e che ha come solo obiettivo il bene comune. Il cittadino che guarda il suo paese in modo fiero, dall’alto verso il basso. Riprendiamoci il ruolo che fa per noi, quello che la ragione impone che sia. Torniamo ad essere cittadini, quelli veri.

La politica, in tutti i colori in cui si esprime, non è (e non è mai stata) una cosa di cui fidarsi ciecamente. Parlo della Destra come della Sinistra. Mai ciecamente, mai. La politica ha un sacrosanto bisogno (ed è necessario che ci sia) di un controllo dal basso fatto di movimenti di cittadini, di associazioni, di gruppi organizzati, anche di controllori a tutti gli effetti, gente che guarda bene, che ascolta meglio e gente che parla di più.

Non pensiamo che il nostro diritto/dovere si esaurisca con il voto, con la nostra croce sulla scheda elettorale. Non pensiamo che questo basti. Il nostro compito non si esaurisce mai, e deve essere forte anche prima,  quando dobbiamo decidere noi quali nomi devono essere presenti sulle schede elettorali. Non accontentiamoci del primo che capita, anche se luccica. Non accontentiamoci del secondo che capita, anche se ci rassicura. Non accontentiamoci del terzo che capita, anche se è ricco e parla bene. Accontentiamoci del migliore che capita.

Perché accontentarsi del peggio se possiamo avere il meglio? Perché lamentarsi dopo?

DestinazioneuropaE poi, la nostra esigenza di informazione deve tornare ad essere un’esigenza attiva e non più passiva. Dobbiamo sforzarci di cercare/trovare informazioni, fare domande su domande per capire meglio ciò che succede intorno a noi. Perché, ciò che succede attorno a noi fa parte di noi, dobbiamo recuperare questa consapevolezza. Ciò che è attorno a noi siamo noi, la nostra famiglia, i nostri figli, il nostro negozio e la nostra impresa, il nostro ufficio legale, i meno fortunati di noi, le leggi, gli incentivi. Il “tutt’attorno” siamo noi. Dobbiamo tornare a confutare tesi, a sentire più opinioni e non accontentarci della prima o delle più vigorosa che ci arriva nelle orecchie, che spesso non è la migliore. Non ci si può fidare di ciò che la tv ci dice (o meglio, ci urla), perché non sarà mai tutto e non si può avere coscienza di un qualcosa se omettiamo di sapere l’intera completezza di un qualcosa.

Alimentiamo, dunque, la comunicazione orizzontale, ovvero quella che avviene tra i singoli cittadini, nelle strade, nei borghi, nei centri storici, nelle piazze, dal macellaio o dal fruttivendolo. Torniamo a costruire reti comunicative dal basso, orizzontali. Torniamo a prendere coscienza del nostro valore di cittadini come veri padroni del nostro Paese e non più come allegri zimbelli del Potere.

Malasocietà: perché, dunque, lamentarsi?

luglio 16, 2009 2 commenti
consumatore_pigro(1)

Homer Simpson socialmente impegnato

Lungi da me fare un discorso politico, non ne sono in grado né, per la verità, mi affascina. Ne questo sarà un discorso di stampo sociologico, non ho studi su questo argomento anche se mi piacerebbe averli. È solo una sana considerazione di ciò che vedo e di ciò che sento, nulla di più.

Nei bar e nei caffè, dal parrucchiere ai saloni di barbiere e nei supermercati, negli uffici pubblici e nelle banche, in strada e nelle auto, dentro i fili del telefono, sugli autobus e nelle metropolitane affollate, sui marciapiedi e dentro le camere da letto fin sotto le lenzuola, fin dentro le chiese, ce la prendiamo spesso con  la malapolitica e con le persone che eleggiamo a governarci. Ce la prendiamo con la malasanità e con gli sprechi, con la malagestione di tutto e tutti, con la burocrazia lenta e macchinosa, con le spese statali inutili, le cementificazioni selvagge e gli abusi edilizi e la corruzione diffusa. Siamo sempre pronti a dire: “Che schifo – non se ne può più – stiamo andando a rotoli” e cose del genere, più o meno infervorati, più o meno sommessi, più o meno noi stessi. Ma se il vero cancro fosse un altro? Se il vero cancro di cui ci lamentiamo fosse la malasocietà? Se il vero cancro della società civile fossimo noi? Ci si lamenta sempre che questa società è in crisi, ma cosa si fa per cambiarla? Cosa facciamo noi per cambiarla? Nulla, o troppo poco.

“Sono pigro e non ho voglia di fare nulla”, “Voglio solo vedere la Tv”, “Non voglio pensare a nulla, mi devo rilassare”, “Lo farò domani, o quando avrò tempo”, “Non mi sta bene, ma va bene così”, “E’ sbagliato, ma non si può fare altrimenti”. Arresi ancora prima di combattere, vero? E poi ci lamentiamo se questa politica o quell’altra non ci garba. Ci lamentiamo se le-cose-vanno-sempre-male e se il mondo non-è-più-quello-di-una-volta e che si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio e altre castronerie linguistiche del genere che di costruttivo non hanno proprio nulla, ma che di socialmente immobilizzante hanno tutto.

La nostra politica – perché sarebbe dannoso non riconoscere più la politica come nostra, centrale, indispensabile -  è lo specchio di quello che siamo noi, una proiezione dei nostri pregi e difetti, dei nostri modi di fare e agire. Se questo assunto fosse vero molte cose potrebbero essere spiegate e comprese di ciò che non va. Le nostre menti sono sempre più sviate su versanti aleatori; non so, parlo di sogni di gloria e successo, di potere e dominio, di modernità sfrenata inutile e costosa, illusioni e perversioni. Se è vero che la maggioranza della società civile si contraddistingue per queste cose, non è poi così difficile ipotizzare una politica che segue le stesse identiche direttive. Se stravedo per la TV perché non mettere in politica un principe-ballerino? Se adoro lo sport perché non mettere al governo uno sportivo (che magari saprà fare bene il suo sport ma che di politica non ne sa nulla). Se nella vita il mio obiettivo è il dominio incondizionato, trascurando la civile convivenza e il pensiero e la dedizione al prossimo, perché lamentarmi se ai “piani alti” si perseguono gli stessi identici comportamenti? Perché, dunque, lamentarsi?

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Sull’informazione (Mi piacerebbe tanto)

scimmia

Tacciatemi pure come visionario. Come un idealista puro che sfocia con il suo dire nella stupidità dell’irrealizzabile. Ma il silenzio, a volte, fa un casino che non è possibile zittire, e sarebbe anche sbagliato zittirlo.

Mi piacerebbe tanto, come libero cittadino italiano, poter beneficiare di un servizio pubblico televisivo imparziale che dia, in modo corretto e completo, notizia di avvenimenti nazionali ed internazionali senza condizionamenti politici e clientelari. Mi piacerebbe ricevere e poter ricercare notizie che siano scritte e divulgate secondo le regole principali dell’informazione, regole universalmente riconosciute, fondate sulla sacra libertà personale di ognuno. Mi piacerebbe ricevere notizie non filtrate, non ostacolate, non censurate, non plasmate, non denigrate, da questa o da quell’altra parte politica, da questo o da quell’altro super-mega-imprenditore, da questo o da quell’altro interesse commerciale o di mercato. Vorrei ascoltare notizie non sottoposte a veto di persone, enti, associazioni, partiti, tribù, Stati, Dittature, animali, Santa Sede. Mi piacerebbe avere notizie direttamente dettate dalla sacrosanta libertà di raccontare del giornalista, non più intimorito e oppresso dal capo redattore filo-politicizzato che è, a sua volta, intimorito e oppresso da “forze superiori” spesso non identificabili. Mi piacerebbe non avere più notizie confezionate secondo studiate e infallibili regole di marketing. Secondo me, è meglio una notizia vera che non “luccica”, che non “vende”, che una finta e utilitaristica presentata come un gioiello di Cartier, come un sogno in vendita. Mi piacerebbe essere informato e informarmi secondo scelte editoriali protese verso il “basso”, a favore dei cittadini, come inno di libertà, pluralità di libertà di coscienza, anziché da scelte editoriali tese e comandate per rafforzare e difendere le lobby dell’”Alto” e della Politica onnipresente.

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