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Dalla “cava di sabbia” all’utopistica nuova politica

La castaLa cava di sabbia a Vasto, di fronte la spiaggia di Punta Penna per cui era prevista l’apertura in questo mese di febbraio, non si farà. Il Consiglio Regionale d’Abruzzo, Deo gratias, si e’ pronunciato bocciando, all’unanimità, l’insano progetto. E’ stata una vittoria del buon senso, di un senso civile e lungimirante che partorisce una vittoria voluta, avviata, combattuta e vinta “dal basso”. A parte qualche ficcante e polemizzante “incursione” politica, ciò che ha vinto, questa volta, e’ stata la mobilitazione compatta e logica, disinteressata e apolitica della città di Vasto, e di tutti coloro (operai, commercianti, disoccupati, turisti, pescatori, medici, massaie, studenti, cani, gatti, pesci e uccellini e chi più ne ha più ne metta) che hanno difeso la spiaggia di Punta Penna da un potenziale scempio, da un qualcosa d’inconcepibile agli occhi di coloro che proprio non riuscivano a comprendere come possa convivere una cava di sabbia di così ampia estensione (un milione di metri cubi) con l’adiacente Riserva Naturale di Punta d’Erce. Ma, per fortuna e soprattutto per il volere di molti, la cava non si farà. Deo gratias!
Importante e’ stato il ruolo delle associazioni di città che hanno fatto da collante tra le varie richieste dei cittadini, come giusto che sia; l’associazionismo vive proprio di questo. Ma la mia domanda e’: “Ma davvero c’era qualcuno che pensava come ‘buona, utile e necessaria’ una cava di sabbia davanti la spiaggia di Punta Penna?”. Questo fatto, questa eventualità, deve far riflettere. Ciò che, ormai, comanda non e’ più la politica (sempre più sprofondata nella “pochezza” in entrambi gli schieramenti destroidi e sinistroidi), ma sono gli imprenditori, le grandi aziende golose di grandi appalti, gli amici di amici, i proprietari terrieri, chi porta voti, chi “piazza” gente a lavoro, e via dicendo. Questa volta, ha vinto il Bene Comune, dunque, sull’interesse dei soliti pochi. Ha vinto quella che, a mio avviso, dovrebbe essere la vera direzione della politica moderna, utopisticamente slegata e lontana da intrecci loschi e danarosi, slegata dai “trafficanti di comando”. Ha perso, per una volta, l’abuso di potere di una politica sempre più distante e sempre meno umile. Una politica, ahimè, sempre meno politica.
Dimentichiamoci, e ricordiamocelo come un pezzo d’antiquariato, il caro e vecchio politico mosso dalla voglia di “fare bene”, dimentichiamoci la vera “passione politica” causa di martiri del passato, dimentichiamoci chi tiene “davvero” a cuore il nostro paese perché, sempre più spesso, chi comanda, e’ il dio denaro, il profitto, la mala gestione, la convenienza personale. La vera direzione della politica moderna dovrà, sempre di più, essere tesa all’ascolto della popolazione, una politica più umile, più “immersa” nelle necessità del popolo, nel tessuto della comunità che esige di essere governata nel miglior modo possibile. In questa “questione cava” e’ stata palese la dimostrazione che il popolo c’e’ e vuole tornare a dire la sua con più chiarezza e forza; ringraziando il cielo, aggiungerei. Deo gratias!

Cava di sabbia a Punta Penna: via ai lavori!

Mappa della cava di sabbia a Punta PennaApprendo dal QuiQuotidiano di oggi, la notizia secondo cui la Conferenza della pesca e dell’acquacoltura ha dato parere positivo al progetto di ripascimento delle spiagge d’Abruzzo. Il progetto si propone di “sistemare” alcune spiagge della costa abruzzese prelevando materiale sabbioso da altre spiagge; tra quelle “donatrici” ci saranno Ortona e Vasto (il sito individuato a Vasto e’ di fronte la spiaggia di Punta Penna, nelle immediate vicinanze della Riserva Naturale di Punta Aderci).
Nulla sono valse, per ora, le mobilitazioni delle varie associazioni cittadine vastesi e della comunità che, con tanto interesse, avevano seguito la vicenda negli ultimi mesi del 2009 e che si aspettavano dalla Regione Abruzzo ulteriori indagini scientifiche prima di dare inizio ai lavori.
Lo ricordo, secondo il parere di esperti, tra cui il professor Stoppa dell’Università di Chieti, tale progetto non porterebbe alcun beneficio, anzi, potrebbe addirittura danneggiare i siti nei quali sono ipotizzate le cave di prelievo, ovvero Vasto e Ortona.
La nota apparsa oggi sul QuiQuotidiano specifica, inoltre, che il prelievo delle sabbie previsto nella zona di Vasto sarà destinato al solo ripascimento del lido di Casalbordino; sottolineo che nella Conferenza di Servizio, in cui si sottoponeva il progetto all’attenzione dei comuni interessati, partecipò anche il sindaco di Casalbordino che fece verbalizzare espressamente di essere contrario al ricevimento di sabbia perchè già in passato questa operazione aveva peggiorato la condizione della spiaggia.
I lavori inizieranno il prossimo 10 febbraio per terminare entro il 30 maggio.

Cava di sabbia a Punta Penna: Nuovi importanti sviluppi

Un documento dell’ing. Raggi cerca di fare chiarezza

Mappa della cava di sabbia a Punta PennaLa questione “Cava di sabbia a Punta Penna” prosegue con delle importanti novità che, di seguito, riporto. Ci eravamo lasciati qualche giorno fa con l’interrogazione effettuata in Regione Abruzzo dal consigliere regionale Giuseppe Tagliente in cui si chiedevano chiarimenti sulle modalità di attuazione del progetto e per la quale era stata richiesta una risposta scritta. Mi fa piacere sottolineare che, in questo problema, la comunità vastese e la politica di città hanno preso la medesima direzione: quella delle necessaria chiarezza. Ad oggi, però, questa risposta da parte della Regione non è giunta ma, in compenso, è stata resa pubblica una comunicazione del responsabile del Servizio, ing. Daniele Raggi. La comunicazione, datata 9 Dicembre 2009, è stata indirizzata, tra gli altri, anche al Sindaco del Comune di Vasto, Luciano Lapenna.

Le motivazioni principali che hanno spinto l’ing. Raggi a scrivere questa comunicazione sono principalmente due; la prima riguarda il parere negativo espresso fermamente dal Sindaco di Vasto in sede della Conferenza dei Servizi (18 Novembre 2009 in cui si presentava il progetto della cava) e la seconda sarebbe per chiarire (testuali parole) “osservazioni e opinioni sul tema, fuorvianti e non condivisibili sulla base dei dati oggettivi” fatte da parte di associazioni, da alcuni blogger e giornalisti della zona. Ricordo che su questi dubbi ed opinioni c’è stata una massiccia mobilitazione sia da parte di quasi tutte le associazioni di tutela ambientale di Vasto che di molti singoli cittadini. Ricordo, ancora, che i sopracitati dubbi sono ancora forti e che si basano sulla lettura di un documento ufficiale di progetto diramato dalla Regione e sul quale si è svolta la Conferenza dei Servizi in questione. Comunque, la comunicazione dell’ing. Raggi non ridimensiona ufficialmente nessuna delle problematiche fonte di dubbi e perplessità.

Con questa comunicazione, l’ing. Raggi vuole precisare alcuni aspetti. Il primo: la relazione tecnica di sintesi oggetto della Conferenza dei Servizi (e che è stata alla base della mobilitazione cittadina) è, come si capisce, di “sintesi” e quindi non esaustiva. Ora mi chiedo: “Se un documento di analisi di ‘sintesi’ mi dice che la Cava di Sabbia di Punta Penna ha un potenziale di 1.000.000 di metri cubi di dragaggio, perché dovrei pensare che ne potrebbe essere prelevata di meno o, addirittura, per niente? Il secondo: la comunicazione spiega anche che le cave previste in Vasto e Ortona potrebbero disporre di più sabbia di quanta ne serva attualmente per i ripascimenti previsti e che l’eccedenza potrà essere utilizzata in futuro per ulteriori interventi manutentivi dei ripascimenti. E così, aggiungo io, Vasto diventa produttore di sabbia anziché di turismo? Secondo questo chiarimento, l’ing. Raggi parla di un potenziale restringimento dell’area di cava. Questo ridimensionamento ipotizzerebbe un’estrazione di circa 170.000 metri cubi a fronte del milione previsto in precedenza. Non si parla però, come alcuni avevano ufficiosamente detto, di un allontanamento “certo e sicuro” della posizione della cava nei confronti della spiaggia di Punta Penna.

Fortunatamente l’ing. Raggi è disposto, prima di un’effettiva attività di dragaggio per la cava di Vasto, ad approfondire tutte le problematiche al fine di “fugare qualsiasi ragionevole dubbio sulla sostenibilità tecnica e sulle ripercussioni ambientali delle lavorazioni previste”.

Dal suo documento, però, si evince anche che la cava di Vasto sarebbe funzionale esclusivamente al ripascimento del litorale di Casalbordino. Detta papale papale, s’intende dire che la sabbia presa da Vasto servirebbe solo per risolvere i problemi di erosione di Casalbordino. A tal proposito, e’ bene precisare che il suddetto litorale (quello di Casalbordino) è già stato oggetto di altri precedenti interventi mirati a contenere l’erosione delle sue spiagge e il risultato è che, dove le dune sono state preservate (a Nord) l’erosione è stata contenuta, sulla restante parte del litorale i risultati sono a dir poco disastrosi. Il Sindaco di Casalbordino, durante la Conferenza dei Servizi tenutasi il 18 Novembre 2009, ha affermato che il precedente ripascimento ha fatto danni e ha rovinato la qualità della sabbia e che farà tutto ciò che è nella sue facoltà di Sindaco per bloccare l’opera. Quindi il primo cittadino è contrario ad un ripascimento, simile ai precedenti, che interessi le sue spiagge; a questo si aggiunge anche la contrarietà espressa dall’amministrazione comunale di Vasto per il sito di prelievo ipotizzato a Punta Penna. In conclusione: il Comune di Casalbordino non vuole un ripascimento, il Comune di Vasto non è disposto ad aprire una cava di sabbia per il ripascimento di Casalbordino; a questo punto, mi chiedo, perché proseguire? Non ci sono più, infatti, né le condizioni tecniche e scientifiche, né quelle politiche per proseguire questo progetto.

Una chicca finale: la regione Abruzzo, nell’altra grave questione ambientale riguardante le autorizzazioni per lo sfruttamento petrolifero, non ha ancora preso una posizione chiara e limpida che, come si dice, dovrebbe scongiurare una deriva petrolifera del nostro territorio. Dobbiamo stare molto attenti che tra pozzi petroliferi a largo di Punta Penna e cave di sabbia più o meno nello stesso luogo, non vorrei che una chiatta che trasporta sabbia andasse a finire dritta dritta contro un megapozzo di petrolio. Ovviamente, la mia ultima, è solo una battuta. Le cose serie a cui pensare sono, spero, davanti gli occhi di tutti.

Sulla cava di sabbia a Punta Penna: cifre “discordanti”

Si attendono documenti ufficiali e chiarimenti dalla Regione Abruzzo

Punta Penna vista dal satellite

Punta Penna vista dal satellite

Sono costretto a ritornare – non so ancora se piacevolmente o meno – sull’argomento “Cava di Sabbia a Punta Penna” che ha, però, il pregio giornalistico di essere diventato, in pochi giorni, argomento di grande discussione tra i cittadini vastesi e non, ed è per questo che è estremamente necessario cercare di fare più chiarezza possibile sulla questione.

Mi piace ricordare che, sempre da questo blog, dissi che non era affatto giusto creare allarmismo, come non lo era minimizzare. Ma non credo che si crei allarmismo riportando per filo e per segno ciò che un documento regionale (con tanto di nomi e cognomi, ditte appaltatrici ed altro) evidenzia. Qui è possibile leggere il documento ufficiale della Regione Abruzzo.

Mappa della cava di sabbia a Punta Penna

Mappa della ipotetica cava a Punta Penna

Le questioni confuse e che sono da chiarire sono principalmente due: distanza della cava marina dalla spiaggia e profondità della cava. Non credo, ripeto, sia allarmismo riportare le cifre evidenziate dal documento che – con tanto di mappa – evidenzia la distanza della cava a massimo duecento metri dalla costa di Punta Penna (e non di diversi chilometri come altre fonti non ufficiali dicono) e la profondità di scavo – sempre dalla stesso documento – che riporta “un metro e mezzo” (e non venti centimetri come altre fonti non ufficiali dicono).

Parliamoci chiaro: io sarei il primo a tranquillizzarmi se un altro documento ufficiale, e ripeto ufficiale, e ripeto ancora e ancora ufficiale, smentisse ciò che è stato scritto nero su bianco sull’unico documento sul quale possiamo far riferimento (ricordo che questo documento è ufficiale ed è diffuso dalla regione Abruzzo). Sarei il primo a ritornare sui miei passi e scrivere che “per fortuna, cari amici, il documento su cui ci siamo basati, secondo quello che scrive l’ingegnere di competenza è ‘incompleto’ e ‘soggetto a revisione’”. Ma non penso proprio possa essere così, perché detto documento è stato oggetto di una Conferenza dei Servizi in cui Comuni e altri soggetti si sono dovuti opporre o non opporre, è un documento serio, mica sciocchezzuole. E non penso che si possano fare Conferenze di Servizi su documenti incompleti e soggetti a revisione. Ma, di politica amministrativa, sono ignorante come sono il capo degli ignoranti in geologia. Per questo motivo la conferenza di sabato scorso del prof. Stoppa mi è stata molto utile per capire meglio il problema. Avere un punto di vista tecnico e apolitico è basilare.

Il prof. Stoppa non è catastrofista ma, dall’alto della sua conoscenza scientifica, è realista, applica modelli scientifici, applica la scienza. Alla precisa domanda “Potrebbe essere la spiaggia di Punta Penna la restitutrice di questo materiale? [il materiale dragato dalla cava]”, il professore non conferma ma non esclude. Il fatto che non escluda è un elemento estremamente importante perché anche se ci fosse anche solo l’1% di possibilità di scenari non previsti, un progetto di cava di questo genere dovrebbe essere oggetto di grossa revisione. Per chi non avesse avuto modo di partecipare alla conferenza qui di seguito, per estrema chiarezza, potete ascoltare la versione integrale.

Video 1, Video 2, Video 3, Video 4
Proprio a causa di questi dati “contrastanti” il consigliere regionale Giuseppe Tagliente ha deciso di presentare al più presto una richiesta di chiarimenti in Consiglio Regionale allo scopo di fare chiarezza. Noi non possiamo fare altro che aspettare comunicazioni e documenti ufficiali e, personalmente, ringrazio tutti coloro (ambientalisti e non) che, con il proprio “rumore civile”, hanno fatto in modo di “scoperchiare” questa vicenda che seguiremo con “passione civile”.

Cava di Punta Penna e Ortona: guerra di cifre

novembre 27, 2009 6 commenti

Cerchiamo di capire un po’ meglio l’entità di questo progetto

Mappa della cava di sabbia a Punta Penna

Progetto di cava di sabbia a Vasto

Come era prevedibile, per quanto riguarda l’ipotesi “cava di sabbia a Punta Penna”,  ognuno dice la propria cifra, sicuramente perché ognuno ha le proprie fonti. Da questo blog, in un articolo di qualche giorno fa, scrivevo di un prelevamento di “un milione di metri cubi” di sabbia. Cifra che confermo nuovamente, tentando di portare, però delle cifre e delle fonti.

Alcuni mi hanno scritto, con un messaggio privato, chiedendo se era vero che volevano prelevare addirittura un “un miliardo di metri cubi”, oppure “mille chilometri quadrati”, oppure un turista che, allertato da questa prospettiva, aveva capito che avrebbero scavato direttamente sulla spiaggia di Punta Penna. C’è anche qualcuno che ha scritto “i soliti terroristi ambientalisti”. Mi sta bene, ovvio. Ogni opinione ha il suo valore. Infatti, sono dell’idea che non è giusto creare allarmismi e non è, oltremodo, giusto dare cifre inesatte o minimizzare. Per questo  motivo invito chi abbia cifre ufficiali a renderle note così da capire effettivamente l’entità del progetto di cui stiamo parlando perché, ripeto, l’allarmismo non giova a nessuno come non giova a nessuno il “non preoccupatevi”. E’ necessario avere il quadro preciso della situazione.

Per questo motivo scrivo quel che ne so io, da quel che ho letto. Secondo il documento della Regione Abruzzo denominato “PIANO ORGANICO PER IL RISCHIO DELLE AREE VULNERABILI RAFFORZAMENTO DEI DISPOSITIVI DI DIFESA COSTIERA, SECONDA FASE DI ATTUAZIONE”, in riferimento al D.G.R. n. 946 del 13 novembre 2002) prodotto dalla DIREZIONE DEI LAVORI PUBBLICI della Regione, nella premessa, a pagina 3, si legge:

“[…] consistono in lavori di riqualificazione e realizzazione di opere a gettata in massi naturali, abbinati ad interventi di ripascimento delle spiagge per un quantitativo complessivo di 1.000.000 di metri cubi. […] In dettaglio le forniture e le provviste necessarie per l’esecuzione dei lavori di rinascimento, si articolano per i distinti siti di intervento nei seguenti quantitativi”

Sito 1 – Martinsicuro.                                 179.845 m3

Sito 2 – Roseto degli Abruzzi

Zona nord (località Cologna Spiaggia)         79.000  m3

Zona sud (località Foce Vomano)                165.645 m3

Sito 3 – Pineto e Silvi

Area nel Comune di Pineto                          150.000 m3

Area nel Comune di Silvi                   75.568 m3

Sito 4 – Montesilvano                                130.516 m3

Sito 5 – Casalbordino                                171.537 m3

Sito 7 – Ortona                                          58.677 m3

(n.b. dall’elenco precedente manca il “Sito 6”).

Faccio una veloce e semplice somma che restituisce un totale di 1.010.788 m3 (ovvero più di un milione di metri cubi). Questa cifra è quella che serve per il progetto in oggetto di ripascimento. Se questo è ciò che serve, significa che la stessa quantità deve essere prelevata da altri luoghi. Vediamo dove.

A pagina 10 dello stesso documento regionale, facente parte del capitolo “Prima campagna indagini”, si elencano quattro possibili cave da cui estrarre i sopraindicati 1.010.788 m3, definendo per ognuno il perimetro della cava. L’indagine è stata effettuata nel febbraio 2009. Ecco i dati:

  • Martinsicuro         circa 55.8 ha.
  • Giuliano                circa 58 ha.
  • Ortona                  circa 274.1 ha.
  • Vasto                   circa 73.1 ha.

Per un totale di circa 461 ha.

A pagina 12, sempre dello stesso documento, dopo una seconda indagine condotta tra il 22 e il 23 luglio, le quattro possibili cave sono diventate due.

  • Ortona                  circa 281 ha.
  • Vasto                   circa 220 ha.

Per un totale di circa 501 ha. Da questo si evince che per poter supplire alla fornitura di sabbia (che ricordo essere di 1.010.788 m3) verranno in soccorso le sole Ortona e Vasto.

Qualcuno potrebbe dire, a questo punto, che il milione e passa di metri cubi di sabbia necessari sarà “donato” da due territori, ovvero Ortona e Vasto, e che è palese che la sola Vasto non potrà privarsi (da sola) di un milione di metri cubi. E, invece… mi spiego meglio. A pagina 20, sempre dello stesso documento della Regione Abruzzo, si legge che, per la cava di Ortona:

“Tenuto conto dell’estensione areale della cava pari a circa 1.400.000 m2 e della profondità media di dragaggio pari a 1,5 m il volume dragato assomma almeno a 2.000.000 di m3, che però al netto di una quota di “rilascio a mare”, assunta cautelativamente pari al 40% comporta una resa finale effettiva pari almeno a 1.200.000 m3 di materiale posto a rinascimento”

E per la cava di Vasto:

“Tenuto conto dell’estensione areale della cava pari a circa 700.000 m2 e della profondità media di dragaggio pari a 1,5 m il volume dragato assomma almeno a 1.000.000 di m3, che però al netto di una quota di “rilascio a mare”, assunta cautelativamente pari al 30% comporta una resa finale effettiva pari almeno a 700.000 m3 di materiale posto a ripascimento”.

Da tutto ciò si evince che, detta papale papale, sapendo che la sabbia necessaria al ripascimento è di  1.010.788 m3 e che detto materiale verrà “donato” da Vasto e da Ortona, a Vasto dovrebbero essere prelevati 1.000.000 di m3 che però “all’arrivo” saranno solo 700.000. Ad Ortona verranno prelevati 2.000.000 di m3 che, però, all’arrivo saranno solo 1.200.000 m3. Quindi, per Vasto (come anche per Ortona) è importante quanta sabbia verrà portata via e non di quanta ne arriva a destinazione, ed è di 1.000.000 di m3 come detto nei precedenti articoli per Vasto e di 2.000.000 per Ortona.

In conclusione Vasto ed Ortona “doneranno” insieme 3.000.000 m3 che, dopo il trasporto e la perdita per strada, diventeranno solo 1.900.000 m3. Ma, in realtà, come descritto all’inizio, il materiale sabbioso necessario al ripascimento di Martinsicuro, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi, Montesilvano, Casalbordino ed Ortona (Vasto no) era per un totale di 1.010.788 m3, quindi il surplus di circa 900.000 m3 verrà, per caso, venduto? O usato per “insabbiare” il tutto?

Ovviamente, la mie ultime, sono solo pessime e infelici battute.

Prego chi ha altri dati di paragonarli con questi per arrivare ad un quadro più dettagliato, ampio e più vicino alla realtà.

Cave di sabbia a Vasto e Ortona: conferenza del Prof. Stoppa

Una conferenza resa necessaria dopo la notizia della cave di sabbia

Do seguito agli articoli scritti sulla  “questione cava di sabbia a Punta Penna” informandovi che per sabato prossimo, 28 novembre alle ore 11, presso il “Bar in piazza” in Piazza Rossetti a Vasto, è prevista una conferenza del Prof. Francesco Stoppa, direttore del Dipartimento di Scienza della Terra dell’Università Gabriele D’Annunzio, che affronterà l’argomento “ASPETTI GEOLOGICI ED AMBIENTALI LEGATI ALLA GESTIONE DELLA COSTA E AL RIPASCIMENTO”. La conferenza, resa utile e necessaria dopo la notizia di una possibile apertura delle cave sottomarine di fronte alla spiaggia di Punta Penna (Vasto) e Acquabella (Ortona) che ricordo essere  due Riserve Naturali Regionali dove è prevista l’estrazione di circa 1.000.000 di metri cubi di sabbia, è stata richiesta e organizzata dalle associazioni Amici di Punta Aderci, Porta Nuova, ARCI, CAI, Legambiente, FARE VERDE, WWF.

scarica il volantino della conferenza

No alla cava di sabbia a Punta Penna

Il Comune di Vasto dice “no” al progetto della Regione

Punta Penna vista dal satellite

La località di Punta Penna vista dal satellite

E’ notizia di oggi, apparsa sulla stampa regionale abruzzese e locale, che è in corso l’iter per il rilascio delle autorizzazioni necessarie per una cava di sabbia il località Punta Penna (Vasto). La cava, che dovrebbe sorgere nelle immediate vicinanze della nota spiaggia vastese, servirebbe per il ripascimento di altri lidi regionali alle prese con il problema dell’erosione marina.

Non è affatto una buona notizia, se si mette in conto che, secondo il progetto della Regione, sarà di circa un milione di metri cubi la quantità di sabbia che verrà prelevata dalla zona della Riserva Naturale e portata in altri luoghi dove il problema dell’erosione marina (Torino di Sangro, Casalbordino) sembra più importante della difesa di un territorio SIC (sito interesse comunitario) qual è quello adiacente Punta Penna.

Il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, che ha già informato sia la Capitaneria di Porto di Ortona che il Circomare di Vasto, ha espresso parere negativo, considerato il grande valore ambientalistico della zona prescelta.

La riserva naturale di Punta Aderci

Si spera che non sarà lasciato nulla di intentato per evitare questa scelta sciagurata. Non si capisce, infatti, per quale motivo, avendo a disposizione oltre 42 chilometri di costa abruzzese, sia stata scelta proprio una località limitrofa alla riserva di Punta Aderci che ha, inoltre, un grandissimo valore archeologico e turistico, oltre che ambientale che tutti conosciamo.

Abruzzo e Petrolio, il dovere del giornalista

Hermes Pittelli vuole vederci chiaro e parte per Los Angeles dalla professoressa D’Orsogna

Quello che non viene fatto – per dovere di responsabilità – dai rappresentanti politici, per grazia di Dio, viene fatto da un giornalista. Per questo motivo, Hermes Pittelli, giornalista romano, vuole vederci chiaro sulla questione “petrolio abruzzese”, vuole scrivere la verità e raccontarla. Obiettivi: dovere di verità e il sacrosanto dovere di informazione. Verità e informazione: requisiti di cui la politica attuale sembra essere monca.

Hermes Pittelli

Hermes è volato proprio oggi alla volta di Los Angeles, California, per motivi professionali. Ma questa è anche un’ottima occasione per incontrare ed intervistare la ricercatrice di origine abruzzese Maria Rita D’Orsogna e farsi spiegare come vanno le cose in quella parte del mondo in fatto di ‘petrolizzazione’. Sulla costa pacifica degli States la professoressa D’Orsogna, 35 anni, è fisico. Da anni lavora a stretto contatto con le istituzioni e con i maggiori esponenti della comunità scientifica americana per condurre studi e ricerche, per giungere a connubi sempre più sostenibili tra utilizzo del petrolio e vita. Hermes seguirà le attività della D’Orsogna, chiedendo e chiarendo il più possibile l’aspetto scientifico della questione riferita al nostro territorio abruzzese.

Maria Rita D'Orsogna

Maria Rita D'Orsogna

La scienziata, che da tempo segue le vicende del suo Abruzzo a rischio petrolio, parla chiaro e senza dubbi dice: “Esistono varie migliaia di articoli di scienza dove vengono messi in evidenza legami molto forti fra attività petrolifere e cattiva salute delle popolazioni”. L’agente incriminato è l’idrogeno solforato che si sprigiona nell’aria a causa delle raffinerie e che non viene sufficientemente smaltito dall’atmosfera. Insieme al suo collega, il maggior esperto mondiale di questa sostanza, il prof. Kaye Kilburn, cerca di portare all’attenzione della collettività abruzzese il problema, soprattutto dopo le notizie sempre più discusse – confermate e smentite a ripetizione – su una prevista costruzione di un centro oli (vedi raffineria) ad Ortona (Ch).

Hermes, che non da poco tempo segue la questione dell’oro nero d’Abruzzo, è appassionato come pochi al problema, e non cerca di screditare nessuno col suo lavoro di reporter, non cerca di dare spallate politiche, non cerca di portare acqua al suo mulino o a quello di qualche suo amichetto d’affari, ma cerca la verità, cerca di capirci qualcosa, cerca di informare in modo sincero la comunità di cui si sente parte.

Ricordo che mancano 46 giorni alla scadenza della moratoria sul Centro Oli di Ortona (la moratoria, infatti, scade il 31 Dicembre) e dalla Regione ancora non c’è alcun atto concreto. La moratoria blocca di fatto gli eventuali lavori di costruzione, ma se questa non verrà rinnovata i lavori potranno partire in qualsiasi momento.

Le concessioni minerarie interessano il 50% del territorio abruzzese

Hermes tiene a sottolineare che “Al ministero delle Attività Produttive le mappe per le concessioni minerarie – quindi che riguardano il petrolio, ma anche il gas (altri tipi di problemi, ma sempre collegati alla trivellazione o del sottosuolo o dei fondali) – interessano il 50% del territorio abruzzese” – aggiungendo che “La giunta regionale, con il presidente Chiodi e l’assessore all’ambiente Daniela Stati continuano a non dire una parola sull’argomento e rifiutano di confrontarsi con i comitati civici e ambientalisti. Farfugliano che la raffineria di Ortona non è stata realizzata e non si realizzerà, ma appunto la moratoria scade il 31 dicembre e la regione Abruzzo si sta preoccupando di stabilire l’entità delle royalties (nell’eventualità di cosa?) e ci aggiunge pure la ‘necessità’ di costruire inceneritori”.

Personalmente spero che non andrà così, che la moratoria verrà rinnovata, così da avere più tempo ed essere sicuri su ciò che la regione si appresterebbe a legittimare. La politica ci rassicura sulla mancanza di pericoli di inquinamento che deriverebbero dalle nuove attività petrolifere in Abruzzo, ma la scienza non è d’accordo. Per fortuna i politici che ci amministrano vengono scelti ancora democraticamente, ma il problema, in questo caso, è che non hanno alcun tipo di competenza specifica per i delicati ruoli che vanno a ricoprire, quindi dovrebbero munirsi di umiltà e informarsi presso fonti autorevoli che nella vita studiano, ad esempio, gli effetti nocivi per salute e ambiente derivanti da estrazione, trasporto e lavorazione del petrolio, anziché perseguire obiettivi senza il dovuto ascolto; in questo caso, sarebbe sinonimo di ignoranza e ipocrisia o utilitarismo personale.

Hermes, nel suo ruolo di giornalista, continuerà con la sua attività di ricerca di informazioni comprovabili, anche grazie al supporto della professoressa D’Orsogna, che possano aiutare nelle definizione di una posizione sempre più chiara rispetto alla questione Abruzzo e Petrolio. Aspettiamo, dunque, sue novità d’oltreoceano.

Musica colta: Eric Taylor in concerto

Eeric Taylor

Eric Taylor

La leggenda Eric Taylor incanta il pubblico vastese con musica di altissimo livello. Il musicista americano si è esibito a Vasto (Ch), mercoledì 14 ottobre, presso il Teatro Ruzzi con un concerto in occasione del terzo ed ultimo appuntamento in programma per la rassegna musicale “Canzoni e poesie” organizzata con il patrocinio del Comune di Vasto e con l’organizzazione del circolo “Cineocchio”.

“On The Road” è l’espressione principale per definire questo grande artista della musica. Eric Taylor affascina il pubblico vastese – Vasto, una delle tante tappe del suo tour mondiale -, e lo fa viaggiare di emozioni; la platea è come se diventasse una piccola cittadina texana invasa dagli accordi “pieni”, dalle sfumature blues e dalla voce calda e, a volte, graffiante e sofferente di Taylor accompagnato per l’occasione dal un altro chitarrista dai suoni struggenti e visionari.

Nato nello stato della Georgia, si trasferisce giovanissimo nel Texas. Fin dall’adolescenza si appassiona alla scrittura di poesie e racconti. Il passaggio alla musica è stato naturale e degna conseguenza della sua passione letteraria. Molti critici lo definiscono come “il William Faulkner dei cantautori contemporanei e conoscendo lo spessore letterario della penna di Faulkner si può solo confermare il talento di Taylor trasferito alla musica.

Taylor è senza dubbio uno dei cantautori di culto del panorama americano. Durante i primi anni Settanta si fa strada a suon di note nella scena musicale di Houston – negli anni di suo maggior fermento – e collabora con musicisti del calibro di Townes Van Zandt e Guy Clark, con i quali gira il mondo in tournée. Il 1977 lo vede vincitore assoluto del Kerrville Folk Festival e quattro anni dopo esce il suo primo disco “Shameless Love”. Segue una lunga pausa di 14 anni per partorire la sua seconda opera  dal nome “Eric Taylor”. Dal 1995 in poi non ha mai smesso di vivere on the road, pubblicando diversi album; l’ultimo è del 2007 ed è intitolato “Hollywood Pocketknife”.

Un concerto di alta qualità, dunque, e un merito particolare va anche agli organizzatori di questa rassegna che con tanta passione e tanto coraggio hanno portato nella cittadina adriatica musica di grande spessore con la speranza che questi concerti siano solo i primi di una lunga e fortuna serie e che il pubblico sia sempre più numeroso.

Abruzzo e Petrolio: un punto di vista. Intervista a Hermes Pittelli

ottobre 2, 2009 3 commenti

intervista a Hermes Pittelli

punta_aderci

Punta Aderci (Vasto - Chieti)

La prima volta che incontrai Hermes Pittelli, giornalista residente a Roma, eravamo a Vasto (Chieti), e lui da poco aveva conosciuto la cittadina. Restò, mi ricordo, piacevolmente ammaliato dalle spiagge di sabbia finissima o di sassi, dalle scogliere al Nord di Punta Aderci, dalla spiaggia della Libertina, dalla selvaggia Mottagrossa, dall’entroterra con le colline del Vastese, dai filari d’uva e dalle piante d’ulivo, dai prodotti tipici e la buona cucina della costa adriatica. Si tratta di circa cinque anni fa, ma mi sembra, in verità, da molto più tempo.

Mi sembrò subito una persona affabile, molto gentile nei modi. Una persona con cui poter parlare tanto e bene, in modo pacifico e fruttuoso. Una persona che, come poche, ha ancora a cuore l’etica, sia nella vita personale come nel suo lavoro. Ne nacque un’amicizia che dura tutt’ora.

Per questo motivo ho deciso che sarebbe stato interessante porgli qualche domanda su di un argomento che, ultimamente, lo sta coinvolgendo molto e che a me sembra degno di rilevanza: la petrolizzazione e la difesa dell’ambiente in Abruzzo. Argomentazioni, purtroppo, di difficile accesso. Spesso censurate drasticamente dai mass-media. Hermes nei suoi articoli, tira fuori giustamente la grinta e gli artigli per onorare quella ‘cronaca obiettiva’ slegata da affarismi e politica che ormai sembra sempre più lontana dagli obiettivi di molti giornalisti d’oggi.

Spero che questa intervista possa dare informazioni in più alla collettività per meglio delineare il problema del nostro territorio e le possibili soluzioni.

Hermes Pittelli

Hermes Pittelli, giornalista

Hermes Pittelli, friulano di nascita, romano di adozione. Giornalista professionista, (dopo aver fatto la gavetta nelle redazioni di mezzo Friuli) ha scritto per anni sul quotidiano on line RomaOne.it (tra l’altro, inviato speciale al G8 di Genova e al Forum sociale europeo di Firenze);  attualmente free lance, per evitare censure e imposizioni ha aperto un blog (pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it) nel quale tratta soprattutto temi legati all’inquinamento dell’ambiente da parte delle industrie multinazionali; e della società italiana da parte dell’attuale classe politica.

1. Da anni vivi e lavori a Roma. Come mai hai preso così a cuore il “problema petrolio” in Abruzzo?

Il problema petrolio in Abruzzo è solo una delle molte facce di una deriva che rischia di travolgere il Paese. Deriva che affonda le radici in quel nodo gordiano inestricabile della commistione tra politica, affarismo senza scrupoli e criminalità organizzata. L’Abruzzo con il petrolio è solo un ‘laboratorio’, esattamente come il caso Campania è stato creato ad arte per favorire il business degli inceneritori. Tra 10/15 anni le fonti fossili saranno esaurite a livello mondiale, ma la cricca politicante, in combutta con gli amici dei consigli d’amministrazione di certe multinazionali (un nome a caso: Eni), sta tentando di trarre il maggior profitto economico, ‘pro domo sua’, spacciando per modernità e progresso strategie energetiche ed economiche suicide. Non c’è alcuna ricaduta benefica per la comunità, né a livello economico (le bollette più care d’Europa), né a livello di tutela della salute e dell’ambiente (in Italia registriamo un terribile boom di tumori, soprattutto infantili, con un aumento doppio rispetto al resto d’Europa e degli Stati Uniti).

Amo l’Abruzzo per ragioni ‘sentimentali’. E’ una terra meravigliosa, benedetta da tesori inestimabili di biodiversità, che percepisco affine al ‘mio’ Friuli, anche in certi aspetti caratteriali dei suoi abitanti. Poi amo l’Italia, nonostante tutto, e vorrei vedere finalmente una classe politica che lavora davvero per la prosperità sociale, civica, culturale, economica dell’ex Belpaese.

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Concessione presenti e future (fonte WWF)

2. Ho potuto vedere una mappa con i pozzi presenti e futuri in territorio abruzzese. Come ti spieghi il fatto che, da una parte, la politica regionale ci assicura che in Abruzzo non ci saranno nuovi pozzi petroliferi mentre, dall’altra, il 50% del territorio abruzzese è stato recentemente destinato ad attività di tipo minerario e sono già presenti nuovi pozzi esplorativi e i metanodotti aumentano? Dov’è la verità?

Il concetto di verità in Italia ha subito una mutazione… genetica. Molte menzogne ripetute all’infinito, con la complicità di media asserviti e compiacenti, si trasformano in una verità di comodo, che può essere smentita o rivestita con abiti nuovi a seconda delle necessità. In Abruzzo il presidente Gianni Chiodi sostiene, a voce, che le concessioni, sempre più numerose, accordate dal ministero dello Sviluppo e delle Attività produttive alle compagnie petrolifere (italiane e straniere) non si trasformeranno in pozzi estrattivi. Ma non compie nessun passo ufficiale e, soprattutto, non spiega su quali elementi poggi la sua convinzione. Continua a ripetere come un mantra che tra 10 anni (curioso lasso temporale, equivalente al tempo di esaurimento degli idrocarburi) non resterà traccia di quei pozzi potenziali. Intanto i pozzi già scavati in Abruzzo sono circa 700 e solo nell’ultimo anno, qui non si tratta di strumentalizzazioni ideologiche, le piattaforme visibili ad occhio nudo dalla costa vastese (così vicine da poterci arrivare a nuoto) sono diventate 29 e l’inquinamento marino, dopo soli tre mesi di attività, dal livello basso si è innalzato fino a medio. Tra 10 anni sarà tardi, non ci saranno più pozzi perché sarà finito il petrolio. Ma questa follia va fermata ora, perché tra 10 anni la ex regione più verde d’Europa sarà totalmente distrutta dall’inquinamento. Gli scettici chiedano informazioni alla Basilicata…Una realtà terribile per toccare con mano quale spada di Damocle incomba sull’Abruzzo.

3. D: Pensi che la comunità abruzzese sia ben informata rispetto al possibile futuro binomio petrolio/Abruzzo?

No, senza ombra di dubbio. Gli amministratori locali sono, nella migliore delle ipotesi, ‘timidi’. Per non parlare degli imprenditori abruzzesi coinvolti in questo business che hanno tutto l’interesse a sostenere la petrolizzazione nel silenzio e nella disinformazione più totali. Durante una conferenza della Professoressa D’Orsogna in Valvibrata, un sindaco, in campagna elettorale, ha partecipato all’evento, ma ha avuto la faccia tosta di proclamare che è necessario trovare ‘un compromesso’ tra tutela della salute e dell’ambiente e sviluppo economico. Ecco la parola magica del politicume italico: compromesso. Una dimostrazione che l’Italia è regredita alla filosofia degli anni maramaldi del Pentapartito e del mono-duopolio democristiano/socialista; gli anni che hanno trascinato il Paese sul baratro odierno. Senza una seria programmazione strategica che abbia quali cardini il bene comune, la salute dei cittadini, il rigoroso rispetto per l’integrità dell’ambiente, non si può ipocritamente straparlare di ‘sviluppo’ e ‘progresso’. Gli abruzzesi non sanno, ma molto spesso per ignavia e pigrizia fingono di non sapere. Ma la sabbia nella clessidra sta per esaurirsi: dal I gennaio 2010 la moratoria sulle attività estrattive voluta dal vilipeso governo Prodi scadrà e le compagnie del petrolio (che fino ad oggi non sono rimaste certo inerti) si scateneranno senza più freni ‘inibitori’ di sorta.

4. Hai parlato di ‘sviluppo’ e ‘progresso’. Come applicheresti i concetti di ‘sviluppo’ e ‘progresso’ parlando di Abruzzo? O meglio, cosa faresti se tu avessi il potere politico per ‘dare una direzione’?

Mamma mia, che responsabilità! Roberto, mi vuoi ‘inguaiare’. Credo sia saggio cominciare a rendersi conto che sviluppo economico e industriale non è sinonimo di progresso, almeno non sul piano umano, culturale, sociale e civile. Noi siamo schiavi di un concetto, il fantomatico e famigerato Pil (prodotto interno lordo), che soprattutto dagli anni 70/80 in poi furbi industriali, banchieri e finanzieri – con la collaborazione interessata e remunerata di politici e governanti – hanno imposto a livello mondiale come unico parametro per valutare il presunto benessere di un Paese. Una corbelleria, una falsità che guarda caso si concretizza con la ricchezza economica dei pochi a danno delle tasche, della salute e perfino delle libertà civili e sociali della maggioranza dei cittadini ‘semplici’. Eppure proprio dagli anni 70 è cominciata la presa di coscienza e il tentativo di aprire gli occhi alla gente da parte di menti illuminate come Pasolini, per citare una vera figura di spicco in Italia e che delle sorti italiche aveva già previsto tutto, o Serge Latouche in Francia. Il filosofo transalpino sostiene da decenni la follia dell’aumento costante e acefalo della produzione. La produzione di merci di ogni tipo, anche e soprattutto le più inutili, moltiplicata con escalation geometrica si trasforma in una distruzione inevitabile delle risorse naturali e dell’ambiente: noi stiamo avvelenando e distruggendo l’unico pianeta sul quale possiamo vivere per incrementare i conti bancari di 300/400 famiglie a livello mondiale! In Italia Maurizio Pallante ispirandosi proprio a Latouche propone da anni un nuovo modello di sviluppo basato – uh che eresia! – sulla ‘decrescita felice’. Meno Pil, meno merci, più natura, più ‘andamento lento, più cultura, più dialoghi e riflessioni, più prodotti biodinamici con cui nutrirsi. Come abbiamo potuto uniformarci al diktat “Vivere per produrre”, senza capire che la produzione ha senso e legalità solo se serve a vivere, a vivere con dignità e pace sociale?

Non voglio eludere la parte scomoda della domanda: se fossi ‘investito’ non di ‘potere’, ma di ‘responsabilità’ politica cercherei prima di tutto di chiarire ai miei concittadini i cardini fondamentali e non barattabili delle mie future azioni. Oggi, anche nella presunta opposizione, assistiamo a teatrini autoreferenziali, il cui unico vero obiettivo è la conservazione perpetua del ‘potere’ – questo sì – con cui l’attuale classe politica italiana si è fabbricata un residence incantato di privilegi illimitati e illegali e zero doveri. Come stella polare vorrei davvero il Bene Comune che in un Paese come l’Italia dovrebbe passare dal continuo progresso e dalla tutela assoluta di paesaggio, cioé l’ambiente, patrimonio storico, artistico e culturale. Ma non sono poi così originale, è scritto nell’articolo 9 della nostra stupenda Costituzione. Dovremmo tutti leggerla, impararla a memoria e difenderla prima che qualcuno la distrugga o la dichiari abolita per decreto legge deciso da qualche imprecisata maggioranza popolare…

Per cui in Abruzzo, considerate le peculiarità della regione, potenzierei a dismisura gli investimenti per la tutela degli ecosistemi, con una strategia energetica basata sulle fonti rinnovabili, quelle vere, che tra l’altro – basterebbe informare i cittadini correttamente – in tutto il mondo stanno creando nuove possibilità di lavoro; e poi certo arte cultura enogastronomia, tutti ‘comparti’ che non solo renderebbero l’Abruzzo una sorta di eden europeo, ma continuerebbero a fornire posti di lavoro: con il valore aggiunto e l’orgoglio di contribuire a rendere la propria terra un esempio di sana amministrazione e, finalmente, di autentici ‘sviluppo’ e ‘progresso’.

5. D: Se ci sono, quali sono, secondo le tue ricerche, i danni alla salute che i processi di lavorazione del petrolio potrebbero portare nella nostra zona? In quali zona, materialmente, ci sarebbero maggiori danni?

Ottima domanda. Per fortuna, non cito ricerche personali, ricerche di un povero scriba italico, per definizione superficiale e ignorante. Sugli effetti nefasti dell’estrazione, della lavorazione e del trasporto del petrolio per salute e ambiente esistono ricerche scientifiche delle università californiane che già dalla prima metà degli anni ’70 hanno ampiamente dimostrato questa realtà. Ricerche ritenute valide e veritiere dall’Organizzazione mondiale della sanità, ma che in Italia, chissà perché, qualche pseudoscienziato, stranamente foraggiato dalle multinazionali inquinanti, mette in dubbio contro ogni evidenza. Tutto il territorio abruzzese è a rischio. I componenti chimici con formula segreta utilizzati per lubrificare le trivelle e i gas che si sprigionano forando la crosta terrestre per 5 o 6 chilometri di profondità sono tutti altamente tossici; responsabili di tumori, mutazioni genetiche, inquinamento del territorio, del mare, delle colture, delle falde acquifere. Non si tratta di scenari apocalittici, ma di dati certi: ribadisco, basta andare in Val d’Agri in Basilicata a verificare di persona gli effetti del ‘progresso’ legato al business petrolifero. O chiedere a chi vive – meglio, tenta di salvare la pelle -  in Sicilia a Augusta, Priolo, Melilli o in Sardegna a Sarroch.

La professoressa D'Orsogna intervistata al Tg3

La professoressa D'Orsogna intervistata al Tg3

6. D: Come mai, secondo il tuo parere, la professoressa D’Orsogna, docente universitario in Fisica a Los Angeles e figura di così alta preparazione tecnica sulle problematiche di inquinamento derivante dal petrolio, in Italia, non viene quasi considerata (e spesso oltraggiata) mentre in California i suoi studi vengono presi in seria considerazione?

La Professoressa D’Orsogna è ignorata dalla politica abruzzese, ma in Brianza è stata accolta e ascoltata con attenzione, riconoscendo i suoi meriti di ricercatrice e scienziata di assoluto livello. In Brianza i cittadini si sono attivati e hanno convinto gli amministratori locali di ogni colore politico a lavorare uniti per conseguire il risultato del bene comune. In un solo mese, sono riusciti a respingere le trivelle della company australiana Po Valley che voleva trivellare il parco del Curone, un’idiozia clamorosa. La Professoressa D’Orsogna infastidisce le trame e i programmi di chi potrebbe ricavare lauti profitti dal business petrolifero in Abruzzo. Del resto in Italia, non da oggi, si parla ipocritamente di fuga di cervelli ma si programma, questo sì in modo ‘scientifico’, la demolizione di scuola, università, ricerca. Un popolo di individui ignoranti, disinformati, passivi, disgregati e impegnati in una perenne guerra tra poveri è più malleabile per chi vuole solo imporre decisioni dall’alto.

Basti pensare al vergognoso ostracismo che stanno subendo Antonietta Gatti e Stefano Montanari, scienziati di Modena e scopritori delle nanopatologie connesse alle letali nanoparticelle. Le loro ricerche si trovano a Cambridge, a Boston e sono state richieste dallo staff scientifico di Obama. Ma da noi, presunti accademici sobillati dalla politica, tentano di diffamarli e impedire loro di proseguire nelle ricerche. Forse perché tentano di aprire gli occhi agli italiani sulla pericolosità di inceneritori, centrali a turbogas, cementifici, industrie siderurgiche. Insomma, tutte quelle aziende care alla nostra furba, ma miope politica.

7. D: Perché la politica ci sembra sempre così distante? Perché è così difficile ottenere delle risposte chiare dai politici?

La politica non sembra distante, è distante. Dopo il clamore e la sollevazione popolare, già dimenticata da troppi italiani – dove sono oggi quelli che assediavano Craxi lanciandogli le monetine da 100 e 200 lire e che adesso lo riconoscono grande statista e vorrebbero intitolargli vie, piazze, scuole? – ai tempi di tangentopoli (1992, mica secoli fa), la classe politica indistintamente, senza eccezione di casacca o schieramento, si è chiusa a riccio per salvarsi, per salvare i propri inaccettabili, iniqui, incostituzionali privilegi. Grillo non mi piace, è un Masaniello troppo furbo, ma ha ragione quando sostiene che politici e amministratori della ‘res publica’ sono nostri dipendenti; sono i cittadini contribuenti i datori di lavoro di questi personaggi. Invece negli ultimi 15 anni, abbiamo assistito al varo di losche leggi e megadecretoni che hanno blindato contro ogni evenienza e turbolenza il residence incantato cui accennavo prima, con un unico obiettivo: non il bene del Paese, ma l’autoperpetuazione in eterno; compresi parenti, amici, amanti e clientes. Chissà perché in Italia abbiamo un debito pubblico che è simile ad un buco nero cosmico, ma la qualità dei servizi per i cittadini – servizi fondamentali quali sanità, scuola, università, previdenza sociale, trasporto pubblico – è scadente, sempre più scadente ogni giorno che passa.

8. Quindi pensi che sia anche un problema di mancanza di memoria storica?

Mancanza di memoria storica e di libera informazione. Non invento nulla. Purtroppo l’Italia si trova al 74° posto mondiale per la libertà di stampa, addirittura scavalcata da alcune dittature africane. La cultura sta per essere abbattuta dall’offensiva finale che l’attuale governo ha pianificato nei minimi dettagli. Da ventanni ‘grazie’ all’espansione sempre più invasiva della tv commerciale e alla colonizzazione truffaldina della Rai e della maggioranza del sistema mediatico italiano, assistiamo al triste e scoraggiante spettacolo di un Paese che crede di essere protagonista di un reality 24 ore su 24. L’80% degli italiani crede di ‘informarsi’ con quello che dice la tv, in ogni casa ci sono 2 o 3 apparecchi televisivi, anche nei quartieri più popolari dai balconi e dalle terrazze non spuntano più (o non solo) panni stesi e improvvisate fioriere, ma ‘mangrovie’ di antenne satellitari. In troppe abitazioni l’unica ‘voce’ – segnale di vita mi sembra inappropriato – è quella dello schermo tv perennemente acceso. Se provi a parlare con qualche migrante che arriva dal nord Africa, ma anche dall’Albania o dalla Romania ti racconta che ha scelto l’Italia perché vedendo i canali italiani si era illuso di sbarcare in nuovo Eldorado. Questi sono gli effetti perversi di un medium per sua natura ‘parziale’ e ‘ipnotizzante’, capace in mani sbagliate di distorcere e occultare i fatti e la realtà. Per dire, il presidente del consiglio ha proclamato che la ricostruzione post sisma all’Aquila e dintorni è un record mondiale. A parte il fatto che le casette in legno non sono vere abitazioni, ma qualche giornalista ha provato a rammentargli che tutti i centri storici sono ancora invasi dai detriti, che migliaia di persone trascorreranno l’inverno al freddo, che per esempio dopo il terremoto del Friuli e del Belice, quando non esistevano ancora Protezione civile e tutti gli strumenti tecnologici odierni, la ricostruzione, parziale, fu non solo più spedita ma reale e concreta e non con gli effetti speciali delle tv e i cartelli ‘governativi’ posticci sulle casette di legno acquistate grazie alla Croce Rossa e alla Provincia di Trento?

E poi, la scuola e l’università, come la ricerca scientifica sono anch’esse sottoposte ad un assalto mai così violento e deciso a non lasciare nemmeno le macerie; peggio di Attila! Del resto, hai visto cosa ha detto recentemente Brunetta, presunto ministro della Repubblica, a proposito della cultura e degli intellettuali, hai visto come con il ghigno tipico dei frustrati che vogliono distruggere quello che non comprendono (e da cui si sentono esclusi) abbia ammesso trionfante che la Carfagna e, soprattutto, la Gelmini stanno realizzando alla perfezione il ‘lavoro’ per cui sono state scelte.

9. D: E’ ancora così utile per l’Italia, e per l’Abruzzo in particolare, puntare sul petrolio?

No, credo di avere ampiamente spiegato perché. Del resto, se qualcuno ha un po’ di pazienza e buona volontà, può facilmente reperire in rete la documentazione scientifica che attesta l’inutilità e la pericolosità di incentrare tutto il proprio sistema energetico sulle fonti fossili. In California, a Los Angeles, il municipio ha varato l’ambizioso piano “2030: L.A. Zero Waste City”, la prima città al mondo senza munnezza e senza emissioni inquinanti. Lì gli amministratori lavorano, progettano, studiano insieme agli scienziati e si confrontano, quartiere per quartiere, con i cittadini. Chiedono addirittura (utopia per noi che non possiamo nemmeno sceglierci i candidati alle elezioni) come è più funzionale dipingere le strisce dei parcheggi stradali! O  pensiamo alla vicina Germania, paese noto non certo per il suo sole caldo e abbondante, ma che puntando sulla fonte rinnovabile del fotovoltaico detiene il primato europeo di pannelli solari. In Italia, presunti ambientalisti discutono sull’estetica delle pale eoliche, la politica complica l’iter burocratico per la concessione degli impianti fotovoltaici ed eolici, il senato nega ‘per decreto’ la Verità del mutamento climatico a causa delle emissioni inquinanti, il ministro dell’Ambiente difende le industrie inquinanti dai paletti troppo severi del già modesto protocollo di Kyoto. Forse perché la famiglia del ministro ha qualche piccolo interesse nel polo petrolchimico di Siracusa, ma non facciamo illazioni ideologiche e strumentali…

10. D: Per l’Italia, il problema energetico e di dipendenza da altri paesi è un problema reale. Come credi lo si possa affrontare e risolvere, realisticamente intendo?

Oibò. L’Eni, grazie al suo glorioso fondatore Mattei, celebrato recentemente da una fiction tv, ha dalle origini condannato l’Italia alla dipendenza energetica da altri paesi. Del resto, basta notare le nostre anomale alleanze con lo ‘zar’ ex agente Kgb Putin e con il democratico dittatore libico Gheddafi. Il problema si risolve, perdonami il gioco di parole, affrontandolo. Le fonti rinnovabili non sono un’utopia, ma bisogna studiare, lavorare, progettare con rigore morale e culturale. Perfino gli scienziati cinesi hanno ammesso che le emissioni di CO2 sono responsabili di mutamenti climatici che potrebbero devastare il Pianeta; se andiamo avanti con la follia ultraliberista dello sfruttamento senza limiti e senza regole, tra 15 anni i ghiacciai del Tibet saranno completamente sciolti, con conseguenze facilmente immaginabili. Invece di continuare a blaterare di Pil, bisognerebbe cominciare a considerare la sobrietà degli stili di vita come un imperativo categorico, cominciare a considerare l’ambiente e le risorse naturali come ‘valori’ e non come ‘merci’. Valori da condividere con l’intera umanità.

Per tornare all’energia, mi sembra che l’Italia sia baciata dal sole, dai venti, dalle correnti marine. Cosa vogliamo di più?

Sorrido con amarezza quando sento qualcuno che chiede di considerare in modo ‘non pregiudizievole’ la possibilità di costruire centrali nucleari per liberarci dalla schiavitù energetica: le centrali verrebbero costruite con tecnologia straniera e poi la materia prima per farle funzionare – l’uranio, in esaurimento come il petrolio – dovremmo comunque acquistarlo a cifre astronomiche all’estero; per tacere dell’impatto ambientale con avvelenamento delle acque e produzione di scorie radioattive che non sapremmo dove e come smaltire. A meno di non ratificare i soliti accordi segreti con le mafie per inabissarli al largo delle nostre coste o in qualche povero paese africano…

Metropolis di Fritz Lang (1927)

Metropolis di Fritz Lang (1927)

11. D: In relazione a questo problema, Hermes, hai fiducia nel futuro e negli italiani? Nei politici come nei cittadini, intendo?

Non voglio passare per pessimista o disfattista, ma alla luce di quanto ho appurato ‘sul campo’ – ad esempio, la recente conferenza a Cupello sul futuro dell’Abruzzo nella quale il governatore Chiodi, spalleggiato dall’inaffondabile ex leone dc Remo Gaspari, ha eluso le domande dei cittadini, dei comitati civici e ambientalisti – per quanto riguarda la politica, rispondo ‘no’.  Tra i cittadini, esistono per fortuna gruppi di persone che si informano e soprattutto agiscono. Abbiamo ormai dimenticato che essere cittadini non è sinonimo di sudditi; il cittadino deve recuperare il proprio ruolo di attore principale nella vita e nelle scelte della politica. Polis, in greco antico, significa ‘città’, ovvero il cuore delle attività umane. Abbiamo abbandonato all’oblio la consapevolezza che anche uscire di casa ogni mattina, salire su un mezzo pubblico, recarci al lavoro, intessere relazioni sociali è ‘politica’. Siamo ad uno snodo cruciale della nostra Storia: o qui, oggi ci riappropriamo del diritto/dovere di acculturarci, domandare, protestare, partecipare attivamente alla gestione del bene collettivo, o ci condanniamo da soli ad un futuro da automi, molto peggio degli schiavi del film Metropolis di Fritz Lang.

Peggio, diventeremo i criminali che negheranno il futuro ai propri figli: li lasceremo in balia di malattie letali e di una terra completamente contaminata da veleni.

12. Bene Hermes, ti ringrazio per il tuo contributo e, da abruzzese, ti aspetto nella nostra amata terra.

Grazie a Te, Roberto. Spero che questa nostra ‘oceanica’ chiacchierata possa magari stimolare qualche altro cittadino abruzzese ad informarsi sui pericoli che minacciano l’Abruzzo e cominciare ad agire, a reagire, a ‘riconquistarsi’ la bellezza della propria terra.

Registrato a Roma il 22/09/2009, ascoltato e trascritto

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